Ci sono posti che si raccontano da soli e altri che, invece, chiedono di essere camminati per essere capiti. Le Valli di Lanzo appartengono senza dubbio alla seconda categoria. Sono tre valli delle Alpi Graie piemontesi, incastonate tra la Valle dell’Orco a nord e la Val di Susa a sud, a poco più di un’ora di strada da Torino. Prendono il nome da Lanzo Torinese, la cittadina adagiata su un’antica morena glaciale proprio dove le valli si aprono verso la pianura. Tutto qui ruota attorno all’acqua: i torrenti che le solcano portano lo stesso nome, Stura, e confluiscono nella Stura di Lanzo, affluente di sinistra del Po.
Le hanno chiamate in tanti modi nel corso del tempo. A fine Ottocento qualcuno le ribattezzò “la piccola Svizzera del Piemonte”, ed è una definizione che, ancora oggi, regge bene il confronto con la realtà. Sono valli chiuse: non hanno facili valichi di collegamento con la Francia, e forse è proprio per questo che hanno conservato un carattere così schietto, montanaro, lontano dal turismo di massa. Qui non si viene per fare numeri sui dislivelli. Si viene per camminare con calma, alzare lo sguardo verso le vette e lasciarsi sorprendere.
In questa guida ti raccontiamo cosa sono le Valli di Lanzo, quali sono i borghi e i luoghi che vale davvero la pena vedere, dove si nascondono i laghi d’alta quota e quali sono i trekking più belli da mettere in programma. Che sia la tua prima escursione o l’ennesima, c’è sempre un buon motivo per tornare quassù.

Quali sono le Valli di Lanzo? Val Grande, Val d’Ala e Valle di Viù
Partiamo dalla domanda più frequente. Le Valli di Lanzo sono tre: la Val Grande, la Val d’Ala e la Valle di Viù. Si incontrano scendendo da nord verso sud e condividono tutte lo stesso elemento, l’acqua della Stura, ma hanno ciascuna un’anima ben riconoscibile. C’è poi una quarta valle laterale, più piccola e spesso dimenticata, la Valle del Tesso e Tessuolo, le cui acque raggiungono la Stura all’altezza di Lanzo.
Il punto in cui le valli si dividono è ben preciso: la Val Grande si unisce alla Val d’Ala a Ceres, e da lì scendono insieme attraverso Mezzenile e Pessinetto; a Traves si aggiunge anche la Valle di Viù, e da quel momento proseguono unite verso la piana di Lanzo. Vediamole una per una.
Val Grande: la più ampia e dolce
La Val Grande è, come dice il nome, la più larga e pianeggiante delle tre. Qui il paesaggio è morbido, fatto di boschi rigogliosi e prati che salgono verso il monte Bellavarda. Non a caso il comune di Cantoira viene chiamato “il giardino di Torino”. È la valle ideale per chi cerca panorami ampi e attività all’aria aperta senza strafare: si va dalle passeggiate al trekking, dalla mountain bike all’arrampicata, fino al parapendio e alla canoa. La sua testata, dominata dalle pareti che segnano il confine francese, culmina nella Levanna Orientale (3.555 m), una delle vette più imponenti dell’intero sistema.
Val d’Ala: la più stretta e selvaggia
La Val d’Ala è il suo opposto. Stretta, ripida, a tratti severa, è la più selvaggia delle Valli di Lanzo ed è da sempre il regno di escursionisti e alpinisti. Fino al primo Novecento fu un centro di lavorazione del ferro; oggi è una sequenza di borghi in pietra e legno che spuntano tra i boschi, dove si respira ancora l’animo rude della gente di montagna. È la valle di Balme, culla dell’alpinismo piemontese, e del Pian della Mussa, uno dei pianori più spettacolari di tutto l’arco alpino occidentale.
Valle di Viù: la più lunga e meridionale
La Valle di Viù chiude il sistema a sud ed è la più lunga delle tre. Si dipana tra pendii aspri che ogni tanto si allargano in conche verdi e luminose: il bacino di Viù, la conca di Lemie, la lunga piana di Usseglio. È, tutto sommato, la meno aspra delle tre, e custodisce sorprese inaspettate come l’archeologia celtica e i luoghi della memoria partigiana del Colle del Lys. Una valle che vale la pena percorrere fino in fondo.
Dove si trovano le Valli di Lanzo e come arrivare
Una delle cose più belle di queste valli è la loro vicinanza alla città. Da Torino bastano pochi chilometri per ritrovarsi tra le montagne: le due strade provinciali principali sono la numero 1, soprannominata “Direttissima delle Valli di Lanzo”, e la numero 2, “di Germagnano”. In auto è il modo più comodo per muoversi e raggiungere i diversi paesi.
Poi c’è il treno, e qui la storia si fa interessante. Le valli sono collegate al capoluogo dalla storica ferrovia Torino-Ceres, la prima ferrovia d’Europa elettrificata a corrente continua ad alta tensione, che raggiunse Ceres nel 1916. Una piccola perla di archeologia industriale, con i suoi viadotti in cemento armato tra i primi costruiti in Italia. Dal 2020 la linea è però interrotta a Germagnano per importanti lavori di ammodernamento, pensati per integrarla nella rete nazionale di RFI e adeguarla agli standard tecnici e di sicurezza. La riapertura dell’intera tratta fino a Ceres, salvo imprevisti, è prevista per la fine del 2026: prima di organizzare uno spostamento in treno conviene quindi verificare lo stato dei lavori.
Valli di Lanzo: mappa e orientamento tra le tre valli
Per orientarsi tra le Valli di Lanzo aiuta tenere a mente uno schema semplice. Tutto parte da Lanzo Torinese, all’imbocco del sistema vallivo. Da lì, all’altezza di Mezzenile, le strade si separano: una sale verso Ceres e prosegue nella Val Grande fino a Cantoira, Chialamberto e Forno Alpi Graie; un’altra si inerpica nella Val d’Ala toccando Ala di Stura, Balme e infine il Pian della Mussa; la terza percorre la Valle di Viù passando per Viù, Lemie e Usseglio, fino al Colle del Lys.
Conoscere questa mappa mentale è utile soprattutto per scegliere i punti di partenza dei sentieri. I valichi alpini delle Valli di Lanzo, infatti, sono pochi e quasi tutti raggiungibili solo a piedi, proprio per via della natura di valli chiuse: fanno eccezione il già citato Colle del Lys, che collega Viù alla bassa Val di Susa, il Colle della Dieta e in parte il Colle del Colombardo, percorso da una sterrata aperta solo pochi mesi all’anno. Qualunque sia la valle che scegli, conviene avere chiaro il quadro prima di mettere lo zaino in spalla.
Valli di Lanzo: cosa vedere tra borghi, ponti e santuari
Le Valli di Lanzo non sono solo natura. Camminando si incontrano borghi medievali, ponti leggendari, santuari abbarbicati sulle rocce e tracce di una storia che intreccia i Savoia e perfino la Sacra Sindone. Ecco i luoghi che, secondo noi, raccontano meglio l’anima di queste valli.
Lanzo Torinese e il Ponte del Diavolo
Si comincia da dove tutto comincia. Lanzo Torinese (515 m) è una realtà dalle evidenti radici medievali: nel Medioevo fu controllata dai vescovi di Torino, poi dai marchesi del Monferrato, infine passò ai Savoia. Si entra nel nucleo storico attraverso la Porta e Torre Civica di Aimone di Challant, unico elemento superstite delle mura trecentesche. Ma il luogo più celebre è un altro: il Ponte del Diavolo, detto anche del Roc, costruito nel 1378. Una sola arcata a schiena d’asino lunga 65 metri scavalca la Stura, e la leggenda racconta che a costruirlo fu il diavolo in persona. La sua impronta, dicono, si scorgerebbe ancora vicino alla cappella di San Rocco.
Ceres, porta delle valli, e il suo romanico
Sorta dove la Val Grande incontra la Val d’Ala, Ceres (704 m) è considerata la porta delle Valli di Lanzo. Si sviluppò come località di villeggiatura nei primi del Novecento, grazie proprio alla ferrovia Torino-Ceres. Qui vale la pena fermarsi davanti alla Parrocchiale di Santa Marcellina, il cui campanile in stile gotico lombardo è considerato il miglior esempio di architettura romanica delle valli. In piazza Municipio si visita il Museo delle Genti delle Valli di Lanzo, completato da un percorso etnografico e naturalistico a cielo aperto.
Ala di Stura e la gorgia di Mondrone
Salendo lungo la Val d’Ala si arriva ad Ala di Stura (1.080 m), centro di villeggiatura dalle reminiscenze Belle Époque, il Grand Hotel risale al 1910, e meta di sport invernali. Meridiane e affreschi animano le facciate del borgo. Ma la vera sorpresa è poco distante: alla frazione di Mondrone, una decina di minuti a piedi, la gorgia di Mondrone regala uno spettacolo naturale notevole. Le acque della Stura precipitano in una strettissima forra con diversi salti, per circa 60 metri di dislivello, sotto la mole dell’Uia di Mondrone (2.964 m).
Balme, culla dell’alpinismo piemontese
Balme (1.432 m) è il paese abitato più alto delle Valli di Lanzo, e basta arrivarci per capire perché qui si respiri aria di alta montagna nonostante la quota non altissima. Non è un caso che proprio da Balme provenissero le prime e più rispettate guide alpine del Piemonte, capaci, a metà Ottocento, di aprire decine di vie di arrampicata. A loro è dedicato l’Ecomuseo delle Guide Alpine. Sul borgo veglia la rustica casaforte del Ruciàss (1591), a picco sulla Stura, che conserva tracce di affreschi legati al passaggio della Sacra Sindone in viaggio da Chambéry a Torino.
Viù e il Masso Falchero
Nella Valle di Viù il centro principale è Viù (774 m), che ebbe una precoce vocazione turistica testimoniata dalle dimore storiche ottocentesche, tra cui la villa Franchetti, che ospitò il compositore Giacomo Puccini. In piazza del Mercato si trova uno dei reperti più affascinanti della zona, il Masso Falchero: un masso del II secolo a.C. decorato da un bassorilievo che rappresenterebbe le Tre Madri, divinità che secondo la cultura celtica presiedevano la vita dell’uomo. Per secoli fu usato come base di un torchio per spremere le noci.
Forno Alpi Graie e il Santuario di Loreto
In fondo alla Val Grande, dove la strada si restringe tra baite d’altri tempi, si arriva a Forno Alpi Graie (1.226 m), un tempo centro minerario e oggi base alpinistica ed escursionistica alle porte delle grandi cime. Da qui una gradinata di 444 scalini sale al settecentesco Santuario di Nostra Signora di Loreto, immerso in un bosco di faggi, aceri e frassini plurisecolari, proprio all’imbocco del selvaggio vallone di Sea.
I santuari e le tracce della Sindone
Una curiosità che pochi conoscono: le Valli di Lanzo sono disseminate di tracce della Sacra Sindone, il sacro lenzuolo conservato nel Duomo di Torino. I Savoia ne entrarono in possesso a metà Quattrocento e la portarono in Piemonte passando proprio per queste vie. Oltre agli affreschi di Balme, meritano una citazione i santuari meta di pellegrinaggio: quello di Santa Cristina sopra Cantoira, raggiungibile solo a piedi salendo 366 gradoni; quello della Madonna di Ciavanis e di Sant’Ignazio; e, a Voragno, gli affreschi cinquecenteschi che raffigurano la prima ostensione ufficiale del lenzuolo.

I laghi delle Valli di Lanzo
Quando si pensa ai laghi delle Valli di Lanzo, il primo nome che viene in mente è il Gran Lago d’Unghiasse (2.494 m), che si distende alla testata del selvaggio vallone dell’Unghiasse, sopra Chialamberto. È uno specchio d’acqua d’alta quota che ripaga ampiamente la fatica della salita, e l’escursione che porta fin lassù è una delle più amate da chi cerca silenzio e natura intatta.
Ma c’è un altro luogo che con i laghi ha un legame profondo, anche se oggi lago non è più: il Pian della Mussa (1.752 m). Questo ampio e verdissimo pianoro, lungo più di due chilometri, si è formato proprio dal lento riempimento di un lago glaciale. Oggi è soggetto a tutela ambientale, ed è anche il luogo dove nascono le sorgenti dell’Acquedotto di Torino, che dall’inizio del Novecento riforniscono d’acqua la città. Raggiungerli a piedi, questi luoghi, significa entrare nel cuore più autentico delle valli.
Trekking nelle Valli di Lanzo: i sentieri più belli
Eccoci al motivo per cui molti, qui, ci tornano stagione dopo stagione. Il trekking nelle Valli di Lanzo ha un grande pregio: offre paesaggi d’alta montagna a pochissima distanza da Torino, con percorsi adatti un po’ a tutti i livelli. Dai sentieri di media quota alle ascensioni più impegnative, c’è di che soddisfare ogni passo.
Pian della Mussa e il Rifugio Gastaldi
Il Pian della Mussa è probabilmente il punto di partenza più gettonato. Dal pianoro, dominato dalle maestose Uja di Ciamarella e Uja di Bessanese, partono diversi itinerari: la strada termina al Rifugio Città di Ciriè (1.850 m), base ideale per le escursioni. Tra le più amate c’è quella al Rifugio Gastaldi, da cui godersi il panorama da Rocca Tura. In inverno, qui, viene attrezzata una scenografica pista di sci di fondo che parte da Balme.
Il vallone dell’Unghiasse
Per chi cerca un’esperienza più selvaggia, il vallone dell’Unghiasse sopra Chialamberto è un piccolo gioiello. Il sentiero risale fino al Gran Lago d’Unghiasse attraversando ambienti d’alta quota dove l’uomo si fa sentire poco e la natura tantissimo. È il tipo di camminata che ti resta dentro.
Trekking di media quota per tutti
Non tutto, però, è verticale e impegnativo. Le Valli di Lanzo offrono moltissimi itinerari di media quota perfetti per famiglie, principianti o per chi semplicemente vuole isolarsi nella quiete della montagna senza affrontare grandi dislivelli. Il bello di queste valli è proprio questo: c’è spazio per chi vuole spingersi in alto e per chi preferisce un passo più tranquillo.
Quando andare e come prepararsi
La stagione migliore per il trekking di alta quota va, in genere, da tarda primavera a inizio autunno, quando i sentieri sono liberi dalla neve. Prima di partire vale sempre la pena valutare con onestà il proprio livello di allenamento e il grado di difficoltà del percorso, perché la montagna va rispettata. Per capire in anticipo cosa aspettarsi dal terreno e dall’impegno richiesto, può essere utile dare un’occhiata alle nostre scale di difficoltà dei trekking.
Le Valli di Lanzo in ogni stagione: dall’estate allo sci
Queste valli cambiano volto a seconda del periodo, e ognuno ha il suo fascino. D’estate sono il rifugio fresco delle famiglie torinesi, esattamente come lo erano all’inizio del Novecento, quando la villeggiatura quassù era un rito. È la stagione delle escursioni, delle camminate tra i pascoli e delle soste nei rifugi. Se è proprio l’alta quota a chiamarti, trovi altre idee tra i nostri trekking in montagna.
D’inverno, invece, entra in scena la neve. Sono attivi gli impianti sciistici di Usseglio (a Pian Benot), Ala di Stura e Balme, mentre il Pian della Mussa si trasforma in una distesa per lo sci di fondo, lungo la provinciale chiusa al traffico. Non mancano le possibilità per ciaspole e sci alpinismo, e negli ultimi anni le valli sono diventate una meta sempre più ambita dagli appassionati di freeride. Insomma, qui non esiste una stagione sbagliata per venire.
Un po’ di storia: dai Graioceli alla Repubblica partigiana
Capire un territorio significa anche conoscerne le radici, e le Valli di Lanzo ne hanno di molto antiche. In epoca preistorica vi si stabilirono alcune tribù liguri, poi assorbite dalle popolazioni celtiche dei Graioceli, originarie dell’attuale Maurienne. Curiosamente, queste valli conobbero una scarsa romanizzazione: i Romani preferirono usare le vicine Val di Susa e Valle d’Aosta per i transiti d’oltralpe, lasciando le valli ai margini delle grandi vie commerciali.
Nel Medioevo dominarono prima i vescovi di Torino, poi i Savoia, che si impadronirono delle valli dopo il XIII secolo. Tra Settecento e Ottocento la popolazione raggiunse il suo picco, salvo poi crollare nel Novecento: molti comuni persero oltre il 70% degli abitanti, emigrati verso le fabbriche della pianura. C’è infine una pagina che queste valli portano con grande dignità: dal 25 giugno 1944 furono protagoniste della Repubblica partigiana delle Valli di Lanzo. Al Colle del Lys un Ecomuseo della Resistenza e i Sentieri della memoria ricordano il sacrificio delle brigate partigiane, tra cui i 26 caduti del 2 luglio 1944.
Sapori delle Valli di Lanzo: cosa mangiare
Camminare mette appetito e queste valli sanno come ricompensarti. Il dolce simbolo del territorio sono i torcetti di Lanzo, friabili bastoncini di pasta lievitata e ricoperti di zucchero, ripiegati a goccia: nascevano come golosità per i bambini, cotti sull’imboccatura del forno comune in attesa che si infornasse il pane, e sono così antichi da comparire già in un ricettario piemontese del 1790. Sul versante salato la specialità più caratteristica è il salame di turgia, un insaccato preparato con la carne di vacca da latte, frutto di quella sapienza contadina che non sprecava nulla. E poi ci sono i formaggi d’alpeggio: la toma di Lanzo, stagionata e di latte vaccino, e la toma del lait brusc, dal sapore fresco e dalla pasta friabile, perfetta in compagnia di un salume saporito.
Naturalmente, sulle tavole di montagna, non manca mai la regina indiscussa: la polenta, che accompagna i piatti più sostanziosi di ogni rifugio e trattoria. La si gusta volentieri con un buon vino rosso o con la birra prodotta proprio al Pian della Mussa. Concludere una giornata di cammino davanti a un piatto fumante, con queste tipicità nate dalle risorse della valle, è forse il modo migliore per assaporare davvero queste montagne.
Camminare le Valli di Lanzo con Duma c’anduma
Noi di Duma c’anduma in queste valli ci siamo praticamente cresciuti. Sono il nostro cortile di casa, il posto dove abbiamo mosso i primi passi di guida e per questo abbiamo voluto dedicargli un’esperienza fatta come piace a noi: in piccolo gruppo, senza fretta di arrivare, con la guida che cammina con te e non davanti a te. Perché per noi il cammino non è una gara di dislivelli ma un modo di stare bene insieme.
Se ti incuriosisce l’idea di scoprire queste montagne in compagnia, dai un’occhiata al nostro trekking nelle Valli di Lanzo, pensato per vivere la Val d’Ala al ritmo giusto. E se preferisci esplorare con calma tutta la regione, dai un’occhiata alle nostre proposte di trekking in Piemonte.
E se cammini per lavoro più che per svago, organizziamo anche esperienze di team building tra Torino e il Piemonte, dove il passo lento diventa occasione di confronto.
A questo punto hai a disposizione tutto quello che serve per iniziare a sognare la tua prossima camminata. Non ci resta che metterci lo zaino in spalla. Allora, duma c’anduma?
Domande frequenti sulle Valli di Lanzo (FAQ)
Quante sono le Valli di Lanzo? Le Valli di Lanzo sono tre: la Val Grande, la Val d’Ala e la Valle di Viù. A queste si aggiunge la valle laterale del Tesso e Tessuolo. Tutte fanno parte delle Alpi Graie piemontesi e sono attraversate dai torrenti che confluiscono nella Stura di Lanzo.
Dove si trovano le Valli di Lanzo? Si trovano in Piemonte, in provincia di Torino, tra la Valle dell’Orco a nord e la Val di Susa a sud. Distano poco più di un’ora di auto da Torino e prendono il nome dalla cittadina di Lanzo Torinese.
Cosa vedere nelle Valli di Lanzo in un giorno? In una sola giornata si possono visitare Lanzo Torinese con il celebre Ponte del Diavolo, oppure salire fino al Pian della Mussa in Val d’Ala, uno dei pianori più spettacolari dell’arco alpino. Anche il borgo di Balme, culla dell’alpinismo piemontese, merita una sosta.
Le Valli di Lanzo sono adatte ai principianti del trekking? Sì. Accanto agli itinerari più impegnativi, le Valli di Lanzo offrono numerosi percorsi di media quota adatti a famiglie e a chi è alle prime esperienze. Il consiglio è di scegliere sempre un sentiero coerente con il proprio livello di allenamento.
Qual è il lago più famoso delle Valli di Lanzo? Il più noto è il Gran Lago d’Unghiasse (2.494 m), raggiungibile a piedi risalendo il vallone dell’Unghiasse sopra Chialamberto. Il Pian della Mussa, invece, è un ampio pianoro nato dal riempimento di un antico lago glaciale.

