Immagina di camminare su un pianeta alieno senza lasciare la Terra.
Lanzarote ti offre esattamente questa sensazione: un’isola dove la lava nera solidificata si estende a perdita d’occhio, interrotta solo dall’azzurro abbacinante dell’Atlantico e dal verde impossibile di oasi inaspettate.
Il trekking a Lanzarote non è una semplice escursione. È un viaggio attraverso la geologia vivente, dove ogni passo racconta eruzioni recenti e trasformazioni ancora in corso.
Dal Parco Nazionale di Timanfaya alle scogliere verticali di Famara, dai crateri perfetti aperti al cielo alle calette nascoste raggiungibili solo a piedi, questa guida ti conduce alla scoperta dei 10 sentieri più emozionanti dell’isola.
Come ben saprai, Lanzarote è l’isola più orientale delle Canarie, ma la sua identità vulcanica la rende unica nell’arcipelago. Le eruzioni del XVIII secolo – precisamente tra il 1730 e il 1736 – hanno plasmato un paesaggio lunare che ricorda Marte più che il Mediterraneo.
Distese infinite di lapilli neri, coni vulcanici dalla geometria perfetta, tunnel di lava percorribili che svelano le viscere della terra.
Ma l’isola non è solo roccia e fuoco solidificato. I sentieri attraversano anche ecosistemi sorprendenti dove la flora endemica – tabaiba, verode, euphorbie canariensis – ha imparato a prosperare in condizioni estreme.
L’eredità di César Manrique ha poi tessuto un filo invisibile tra arte e natura selvaggia, integrando architettura e paesaggio in un dialogo che troverai lungo alcuni percorsi.
Se non hai ancora chiaro cosa vedere sull’isola oltre ai sentieri, nella nostra guida completa a Lanzarote troverai le 15 attrazioni imperdibili che combinano vulcani, opere d’arte e spiagge spettacolari, perfette da alternare alle giornate di trekking.
Nei prossimi paragrafi scoprirai 10 itinerari selezionati per varietà paesaggistica e livelli di difficoltà. Per ogni sentiero troverai indicazioni precise su caratteristiche, difficoltà e quando visitarlo per godere della migliore luce.
Sia che tu cerchi un’escursione panoramica sulla costa battuta dagli alisei o un’immersione nel cuore del parco vulcanico più spettacolare d’Europa, qui troverai l’itinerario perfetto per la tua esperienza.



1. Cratere del Cuervo: il vulcano accessibile dove tutto inizia
Il Cratere del Cuervo rappresenta l’introduzione perfetta al vulcanismo di Lanzarote.
Questo cono vulcanico alto 139 metri fu il primo a eruttare nel 1730, dando inizio a sei anni di attività che trasformarono per sempre l’isola. Oggi si presenta come un gigante addormentato dalla bocca spalancata, accessibile attraverso un sentiero circolare che permette di camminare fino al bordo del cratere e affacciarsi nel suo ventre.
Si tratta di un percorso di 2,4 km con appena 50 metri di dislivello, completabile in 45-60 minuti anche con bambini al seguito. Parti dal Centro Visitatori Mancha Blanca dove puoi lasciare l’auto gratuitamente e raccogliere informazioni sul parco.
Il sentiero ben tracciato percorre la base del cono attraverso distese di lapilli neri che scricchiolano sotto i piedi, offrendo quella sensazione di camminare su terreno extraterrestre. La salita è dolce e costante, ideale per abituarsi all’ambiente vulcanico senza sforzi eccessivi.
Raggiunto il bordo superiore, il panorama si apre su un cratere largo circa 200 metri dalla forma quasi perfettamente circolare. Le pareti interne mostrano stratificazioni di materiale vulcanico in tonalità che vanno dal rosso ruggine al nero profondo.
Nota come la vegetazione endemica – in particolare tabaiba dolce e verode – stia lentamente riconquistando il fondo del cratere, punteggiando di verde il nero della lava.
Il sentiero prosegue lungo il bordo, regalando vedute a 360 gradi sul campo di lava circostante e sulla fila di vulcani che punteggiano l’orizzonte: la Montaña Colorada dal caratteristico colore rossastro, i coni più distanti di Timanfaya. Nelle giornate limpide, verso nord-est, si intravede la sagoma di Fuerteventura che emerge dall’oceano.
Ti consiglio di visitarlo al mattino presto o nel tardo pomeriggio per evitare il sole pieno che qui, senza ombra alcuna, può essere impegnativo anche in inverno. La luce radente enfatizza i contrasti cromatici della roccia in modo spettacolare.
Se questa esperienza ti affascina, sappi che il sentiero della Tremesana offre un’immersione ancora più profonda nel cuore vulcanico, con dislivelli maggiori e vedute più drammatiche.
2. Scogliere di Famara: dove la lava incontra l’oceano infinito
Le scogliere di Famara rappresentano uno dei panorami costieri più iconici delle Canarie.
Questo massiccio roccioso alto fino a 600 metri precipita quasi verticalmente nell’Atlantico, creando una barriera naturale che divide la costa nord-occidentale dal resto dell’isola. Il trekking lungo le scogliere regala emozioni intense: da un lato l’immensità dell’oceano, dall’altro i villaggi bianchi di Caleta de Famara che si stringono ai piedi della montagna.
Ti starai chiedendo quale itinerario scegliere. Esistono due varianti principali: partire dal Mirador del Río – la spettacolare opera di César Manrique scavata nella roccia – e scendere verso Famara in 3-4 ore percorrendo 11 km, oppure fare il percorso inverso con 600 metri di salita.
La prima opzione è più scenografica e meno faticosa, permettendoti di godere delle vedute sull’arcipelago Chinijo e sull’isola de La Graciosa fin dall’inizio.
Elemento da non trascurare: il sentiero non è sempre tracciato con precisione. In alcuni tratti segue antichi sentieri pastorali, quindi è indispensabile dotarsi di mappa GPS o app di trekking con tracce scaricate.
Camminare qui significa essere costantemente esposti agli alisei, i venti che soffiano dall’oceano con forza particolare in inverno e primavera. Portano aria fresca e carica di salsedine, ma possono rendere l’equilibrio più precario nei tratti esposti.
La vegetazione lungo il percorso è quella tipica delle zone costiere ventose: tabaiba, barrilla, e nelle fessure più riparate qualche euphorbia canariensis dalla forma cactacea. Il contrasto tra il verde argentato delle piante e il rosso-bruno della roccia vulcanica crea palette cromatiche che i fotografi adorano, specialmente nelle ore della golden hour.
Man mano che scendi verso Famara, le scogliere perdono progressivamente altezza e il sentiero si avvicina al mare. Nella parte finale attraversi zone di sabbia vulcanica nera prima di raggiungere la spiaggia di Famara, lunga oltre 3 chilometri e considerata uno dei migliori spot per il surf dell’isola.
Questo trekking combina paesaggio geologico spettacolare, biodiversità costiera e la possibilità di concludere con un tuffo. È ideale in autunno e primavera quando le temperature sono miti e la luce perfetta per la fotografia.
Dopo la camminata, i ristorantini di Famara offrono pesce freschissimo con vista sull’oceano – perfetti per recuperare energie. Non male, vero?
3. Tremesana: nel cuore pulsante di Timanfaya
Arrivato a questo punto, è tempo di entrare nel cuore assoluto del Parco Nazionale di Timanfaya.
La Ruta de los Volcanes de Tremesana ti porta attraverso un paesaggio che più marziano non si potrebbe: 8 chilometri che collegano una sequenza di coni vulcanici, colate laviche solidificate e campi di lapilli dove il silenzio è rotto solo dal vento.
Nota bene: questo è uno dei pochi sentieri di Lanzarote che richiede prenotazione obbligatoria tramite il sito ufficiale del parco nazionale. I posti sono limitati a 15 persone al giorno per preservare l’ecosistema fragile e l’esperienza di isolamento totale. Prenota con almeno 2-3 settimane di anticipo, specialmente in alta stagione.
Il percorso parte dal Centro Visitatori Mancha Blanca e si addentra immediatamente nel mare di lava. Non esiste vegetazione qui: solo roccia nera, cenere rossa, bombe vulcaniche sparse come sculture astratte.
Come ben saprai, esistono due tipi principali di lava solidificata. Il primo tratto attraversa colate aa – lava rugosa che sembra un groviglio caotico – e colate pahoehoe – lava liscia come vetro con superfici ondulate. Puoi distinguerle facilmente osservando la superficie sotto i tuoi piedi.
Si sale gradualmente verso la Montaña Tremesana, uno dei coni perfettamente conservati dalla forma conica classica. L’ascesa al bordo del cratere è ripida ma breve, e la ricompensa è straordinaria: affacciarsi nella bocca del vulcano, osservare le stratificazioni delle pareti interne che documentano le fasi eruttive successive.
Dal punto più alto, la vista spazia sull’intero campo vulcanico. Nelle giornate cristalline puoi contare oltre 25 coni diversi che punteggiano l’orizzonte.
Il sentiero prosegue attraversando zone dove il materiale vulcanico ha consistenze diverse: tratti di sabbia fine nera, sezioni di scorie rosse ossigenate, aree coperte da lapilli che scricchiolano sotto le scarpe emettendo suoni metallici.
Elemento affascinante: la temperatura del suolo aumenta man mano che ti avvicini alle anomalie termiche. In alcune zone, a pochi centimetri sotto la superficie, il calore residuo supera ancora i 100°C a distanza di quasi tre secoli dalle eruzioni.
Camminare sulla Tremesana significa attraversare un laboratorio geologico dove la Terra mostra i suoi meccanismi più profondi. È un’esperienza quasi meditativa: il silenzio assoluto, l’assenza di vita visibile, i colori primari – nero, rosso, blu del cielo – creano uno stato di contemplazione particolare.
Ti consiglio caldamente di portare almeno 2 litri d’acqua per persona, protezione solare totale e scarpe da trekking robuste. Evita assolutamente le ore centrali da giugno a settembre: parti all’alba o nel tardo pomeriggio.
Il sentiero della Tremesana è solo uno dei modi per esplorare questo parco straordinario: nella nostra guida approfondita a Timanfaya scoprirai la storia completa delle eruzioni del 1730-1736, il tour in bus delle Montañas del Fuego, le dimostrazioni geotermiche e tutti i vulcani accessibili autonomamente intorno al parco.
4. Valle di Haría: l’oasi verde tra i vulcani
La Valle de Haría è l’antitesi perfetta del paesaggio vulcanico nero.
Ti starai domandando come sia possibile trovare una “Valle delle mille palme” su un’isola desertica. La risposta sta nella conformazione geografica: questa depressione naturale nel nord-est raccoglie umidità dagli alisei e crea un microclima che permette una vegetazione lussureggiante impossibile altrove.
Il trekking di 6,5 km attraverso la valle alterna sentieri tra palmeti, vecchie terrazze agricole e punti panoramici che abbracciano l’intera conca verde circondata da montagne scure. Si completa in 2-3 ore con 180 metri di dislivello, partendo dal paese di Haría dove puoi lasciare l’auto gratuitamente.
Haría è uno dei villaggi più affascinanti di Lanzarote: case bianche con porte e finestre verdi, piazze ombreggiate da palme centenarie, atmosfera rilassata lontana dai flussi turistici.
Il sentiero sale verso le colline circostanti, attraversando subito zone agricole dove ancora si coltivano ortaggi su terrazze ricavate dai versanti. A differenza del resto dell’isola, qui trovi suolo fertile grazie all’accumulo di sedimenti e all’umidità trattenuta dalle montagne.
Il percorso attraversa boschi di palme canarie – Phoenix canariensis – una specie endemica che a Lanzarote trova uno dei suoi habitat naturali più rigogliosi. Camminare sotto la volta di fronde è un’esperienza inaspettata: ombra fresca, fruscio delle foglie mosse dal vento, umidità percettibile nell’aria.
Il punto panoramico più alto – il Mirador de Haría – offre una vista a volo d’uccello sulla valle. Da qui percepisci la forma di conca naturale che raccoglie le nubi basse: spesso, mentre il resto dell’isola gode di cielo terso, Haría è avvolta in una nebbiolina umida che mantiene verde la vegetazione.
Il contrasto cromatico è impressionante: il verde brillante del fondovalle contro il nero e rosso delle montagne circostanti.
Il sentiero scende poi verso l’altra estremità della valle, passando vicino alla Casa-Museo César Manrique – merita una visita separata – e rientrando attraverso sentieri agricoli dove potresti incontrare anziani agricoltori che curano ancora i loro piccoli appezzamenti.
Questo trekking offre respiro psicologico dopo l’intensità dei paesaggi vulcanici. È perfetto nei mesi estivi quando altrove l’ombra è un miraggio, o come escursione pomeridiana quando la luce calda enfatizza il verde delle palme.
Piccolo segreto: Haría ha un mercato artigianale il sabato mattina. Combina trekking e shopping locale per un’esperienza completa.
5. Caldera Blanca: la regina dei vulcani
Con i suoi 458 metri di altitudine e un diametro del cratere di 1.200 metri, la Caldera Blanca è il vulcano più imponente accessibile a piedi a Lanzarote.
Nonostante il nome, non aspettarti bianco: “Blanca” deriva probabilmente dalle ceneri chiare che in certi punti ricoprono le scorie più scure, o forse dal contrasto che offriva quando i campi circostanti erano coltivati.
Questo trekking di 9 km con 380 metri di dislivello cumulativo richiede 3-4 ore e un buon livello di allenamento. Parti da un parcheggio sterrato gratuito vicino a Mancha Blanca.
Il sentiero inizia attraversando campi di lava nella zona di Timanfaya, offrendo già nei primi chilometri panorami sul campo vulcanico. La traccia non è sempre evidente: cerca i cairn – mucchietti di pietre – che segnano il percorso più sicuro attraverso la lava aa.
Man mano che ti avvicini alla base della Caldera Blanca, il cono si fa sempre più imponente. L’ascesa inizia dolce ma diventa progressivamente più ripida: si sale lungo il versante esterno attraverso ceneri sciolte e lapilli che scivolano sotto i piedi, facendo fare due passi avanti e uno indietro.
Elemento da considerare: il versante orientale è meno ripido ma più esposto al sole. Calcola bene l’orario di partenza.
Raggiunta la cresta, cammini letteralmente sul bordo del cratere: a sinistra il versante esterno scende ripido verso i campi di lava, a destra si apre il cratere enorme che sembra voler inghiottire il cielo. La profondità supera i 100 metri e le pareti interne mostrano stratificazioni perfette di materiali eruttivi.
Il giro del bordo richiede equilibrio – il sentiero è stretto in alcuni punti e il vento può essere forte. Ma le vedute a 360 gradi ripagano ogni sforzo: verso ovest il Parco di Timanfaya con la sua distesa vulcanica, verso est i campi agricoli di La Geria con i loro vigneti nelle conche di lapilli neri, a nord l’oceano, a sud altri coni vulcanici minori.
Ti starai chiedendo se lo sforzo vale la pena. La risposta è un convinto sì: la Caldera Blanca offre il miglior punto panoramico naturale di Lanzarote e un senso di conquista proporzionale all’impegno.
Assolutamente da fare al mattino presto – partenza all’alba – o nel tardo pomeriggio in estate. Il sole pieno qui è micidiale.
6. Los Hervideros: trekking costiero tra lava e oceano
Los Hervideros rappresenta uno dei punti dove il paesaggio vulcanico incontra l’oceano Atlantico nel modo più spettacolare.
Il nome significa “i bollitori” e deriva dall’effetto che le onde creano quando si infrangono nelle grotte e cavità della lava solidificata: l’acqua entra con forza, si comprime, esplode verso l’alto in getti e spruzzi che sembrano ebollizione.
Il sentiero costiero che collega Los Hervideros a El Golfo offre un trekking breve ma intenso di 3,5 km completabili in 1,5-2 ore. Parti dal parcheggio gratuito di Los Hervideros e segui la costa verso sud.
Il percorso inizia presso il sito turistico di Los Hervideros, dove passerelle permettono di ammirare le grotte laviche scavate dall’erosione marina. Ma il vero spettacolo inizia quando abbandoni le strutture turistiche e segui il sentiero sterrato che prosegue lungo la costa.
Qui cammini letteralmente sul confine tra terra e mare: da un lato le colate di lava che entrarono nell’oceano ancora incandescenti nel 1730, solidificandosi in forme contorte, dall’altro l’Atlantico che continua il suo lavoro di scultura.
Le formazioni rocciose sono straordinarie: archi naturali scavati dall’acqua, pinnacoli isolati che resistono all’erosione, grotte aperte al cielo dove le onde entrano e creano effetti sonori impressionanti.
Nota bene: nei giorni di mare mosso, l’esperienza si fa adrenalinica. Gli spruzzi raggiungono il sentiero e bisogna calcolare i momenti giusti per avanzare. Ma è proprio in queste condizioni che Los Hervideros mostra la sua natura selvaggia.
La palette cromatica qui è ridotta all’essenziale: nero profondo della lava, blu e turchese delle acque trasparenti nelle piscine naturali, bianco degli spruzzi, verde delle alghe nelle zone più riparate.
Lungo il percorso, cerca le piscine di marea – pozze scavate nella roccia che si riempiono con l’alta marea e diventano piccoli ecosistemi marini isolati. Nelle giornate calme, alcune piscine più grandi permettono tuffi rinfrescanti in acque cristalline.
Man mano che ti avvicini a El Golfo, appare una laguna verde – il Charco de los Clicos – separata dall’oceano da una sottile striscia di sabbia nera. Il colore verde brillante deriva da un tipo di alga che prospera nell’acqua salmastra. È uno dei fenomeni naturali più fotografati dell’isola.
Il villaggio di El Golfo, punto di arrivo, è famoso per i suoi ristoranti di pesce freschissimo: una dozzina di locali allineati sulla baia offrono pescato del giorno con vista diretta sull’acqua.
Questo trekking costiero è perfetto come escursione pomeridiana, specialmente in primavera e autunno quando la luce radente esalta i contrasti.
Attenzione: mai avventurarsi troppo vicino ai bordi nei giorni di mare molto agitato. Verifica le previsioni meteo marine prima di partire.
7. Montaña Colorada: il vulcano rosso che sfida il cielo
La Montaña Colorada è impossibile da non notare: emerge dal campo di lava nero con il suo caratteristico colore rosso ruggine che deriva dall’ossidazione del ferro nei materiali vulcanici.
Alto 266 metri, questo cono vulcanico perfetto offre un trekking breve ma scenografico di 3,8 km con 160 metri di dislivello, completabile in 1,5-2 ore. Parti da un parcheggio sterrato sulla LZ-56 vicino Masdache.
Il sentiero attraversa un campo di lapilli neri prima di attaccare la salita sul versante del vulcano. La peculiarità cromatica della Montaña Colorada si apprezza già dalla base: mentre la maggior parte dei coni vulcanici di Lanzarote presentano tonalità dal nero al grigio scuro, qui dominano rossi intensi, arancioni, marroni che creano un contrasto drammatico.
La salita non è lunga ma è ripida: si sale su ceneri sciolte e scorie che richiedono un po’ di fiato.
Raggiunto il bordo del cratere, cammini lungo un sentiero che compie il giro completo. Il cratere ha un diametro di circa 300 metri e profondità di 50 metri: meno impressionante della Caldera Blanca per dimensioni, ma forse più perfetto per simmetria.
Ciò che rende speciale questo trekking è la qualità della luce che interagisce con i colori del vulcano. All’alba, quando i primi raggi colpiscono il versante orientale, il rosso si accende di tonalità quasi fluorescenti. Al tramonto, la luce calda esalta ogni sfumatura creando gradazioni che vanno dal rosa all’arancio bruciato.
Per i fotografi, la Montaña Colorada è un paradiso: porta obiettivi grandangolari per catturare il cratere e teleobiettivi per i dettagli delle stratificazioni.
La Montaña Colorada offre un’esperienza vulcanica concentrata in poco tempo e con sforzo contenuto. È perfetta per chi ha mezza giornata, per fotografi che cercano contrasti cromatici estremi, o come escursione al tramonto quando i colori raggiungono l’apice.
Piccolo consiglio: combinala con una visita ai vigneti di La Geria che distano pochi chilometri, dove puoi degustare il vino Malvasia prodotto nelle caratteristiche conche scavate nei lapilli.
8. La Geria: trekking tra vigneti vulcanici e colate nere
La Geria è una delle zone agricole più straordinarie al mondo.
Qui i contadini hanno trasformato un’impossibile distesa di lapilli nera in terreno produttivo, creando un paesaggio agricolo unico: ogni vite cresce in una fossa circolare scavata nei lapilli fino a raggiungere il suolo fertile sottostante, protetta dal vento da muretti semicircolari di pietre scure.
Il risultato è un pattern geometrico surreale: migliaia di cerchi neri punteggiati dal verde delle viti che si estendono ai piedi delle montagne vulcaniche.
Questo trekking di 7 km con 120 metri di dislivello è diverso dagli altri: meno wilderness pura, più connessione con la cultura agricola eroica di Lanzarote. Si completa in 2,5-3 ore partendo da Bodega El Grifo o Masdache.
Cammini tra i vigneti, osservi il lavoro paziente che ha trasformato la cenere in risorsa, comprendi la genialità di un sistema agricolo che sfrutta l’umidità notturna condensata dai lapilli porosi.
Il percorso segue strade agricole e sentieri che collegano diverse bodegas (cantine), attraversando il cuore della zona vinicola e passando vicino a casette di campagna tradizionali – costruzioni basse con tetti piatti, adattate al vento e alla scarsità d’acqua.
Il contrasto cromatico è la firma visiva di La Geria: il nero profondo dei lapilli contro il verde brillante delle foglie di vite, il bianco delle case agricole, il rosso delle montagne in lontananza.
Durante il trekking, vale la pena visitare alcune bodegas storiche. La Bodega El Grifo, fondata nel 1775, è la più antica delle Canarie e ospita un museo del vino interessante. La Bodega La Geria offre degustazioni con vista sui vigneti.
Fermarsi a metà percorso per assaggiare Malvasia seco, semidulce o dulce è parte integrante dell’esperienza – i vini vulcanici hanno mineralità unica derivata dal suolo di cenere.
Elemento affascinante: ogni hoya è scavata a mano fino a 2-3 metri di profondità per raggiungere lo strato di cenere fine che trattiene umidità. Il muretto semicircolare protegge la vite dagli alisei costanti. Zero irrigazione artificiale: le piante sopravvivono esclusivamente sull’umidità che i lapilli assorbono di notte per condensazione.
È agricoltura estrema, eroica, che richiede lavoro manuale intensivo – ogni operazione, dalla potatura alla vendemmia, va fatta entrando nelle fosse.
Questo trekking offre una prospettiva culturale e antropologica del rapporto tra uomo e ambiente vulcanico. È perfetto nei mesi primaverili quando le viti sono rigogliose e verdi, o in settembre durante la vendemmia quando puoi assistere al lavoro nei campi.
Ti consiglio di combinarlo con degustazioni enogastronomiche: diverse bodegas offrono abbinamenti vino-tapas locali.
9. Bosque de Los Gracioseros: attraverso il tunnel di lava
Il Bosque de Los Gracioseros non è propriamente un bosco nel senso tradizionale.
Ti starai chiedendo come sia possibile trovare un “bosco” su un’isola desertica vulcanica. La risposta sta nella geologia: questa zona segue il percorso di un antico tunnel di lava dove la vegetazione ha colonizzato le depressioni create dai crolli del tetto, creando un ambiente quasi tropicale in pieno deserto vulcanico.
Il sentiero di 4 km esplora il sistema di Cueva de los Verdes e Jameos del Agua dall’esterno, seguendo la depressione superficiale che segna il percorso sotterraneo del tunnel formatosi 4.000 anni fa. Si completa in 1,5 ore con appena 40 metri di dislivello, partendo dal parcheggio presso Jameos del Agua.
Il percorso inizia dalla zona di Jameos del Agua, la spettacolare opera di César Manrique che ha trasformato parte del tunnel di lava in centro culturale con laghi sotterranei abitati da granchi ciechi albini endemici – Munidopsis polymorpha.
Anche se non entri nella struttura turistica, camminare nei dintorni permette di capire la geologia: cerchi jameos – crolli del tetto del tunnel che creano aperture verso l’interno – e hornitos – coni di lava formati da gas fuoriusciti durante il raffreddamento.
Il sentiero segue la depressione lineare che attraversa il malpaís – terreno cattivo, come chiamano qui le colate laviche. Nelle zone dove il tunnel è crollato si sono create depressioni umide dove la vegetazione trova condizioni favorevoli impossibili altrove.
Qui crescono tabaiba dulce, verode, barrilla, ma anche felci e muschi nelle zone più ombrose – una biodiversità inaspettata.
Camminando sul tetto del tunnel, percepisci la struttura sottostante: in alcuni punti senti risuonare vuoto sotto i piedi, segno che pochi metri sotto scorre la cavità. Il tunnel originale si estende per oltre 6 chilometri dall’interno verso la costa, ed è uno dei tubi lavici più lunghi del mondo.
Si formò quando la lava superficiale solidificava mentre quella interna continuava a scorrere, svuotando progressivamente l’interno.
Il paesaggio qui ha caratteristiche peculiari: superfici di lava cordacea – pahoehoe – con forme che ricordano corde attorcigliate, stalattiti di lava rimaste quando il flusso si è fermato, bolle solidificate che creano cupole naturali.
La flora colonizza ogni fessura: osserva come le radici delle euphorbie si insinuano nelle crepe, spaccando lentamente la roccia e avviando il processo di creazione del suolo. Questo è un laboratorio di successione ecologica: licheni pionieri sulle rocce nude, poi piante succulente che accumulano materiale organico, infine specie più complesse.
Nelle zone più fresche e umide del percorso, la fauna è più abbondante: lucertole – Gallotia atlantica, endemica di Lanzarote e Fuerteventura – gechi, numerosi insetti. Se cammini al mattino presto o al tramonto, potresti avvistare il coniglio selvatico che qui ha densità elevate grazie alla vegetazione e ai rifugi tra le rocce.
Il punto di arrivo del sentiero offre vista sul mare e sulle isole dell’arcipelago Chinijo – La Graciosa, Montaña Clara, Alegranza. Da qui percepisci come il tunnel di lava scendesse dalla Corona – il vulcano di origine – fino a raggiungere l’oceano, creando nuova terra che ampliò l’isola millenni fa.
Questo trekking offre un’esperienza geologica specifica – i tubi lavici – combinata con osservazione della biodiversità in microhabitat favorevoli. È ideale come escursione mattutina quando la temperatura è più fresca e la luce migliore, o da combinare con Jameos del Agua e Cueva de los Verdes per una giornata tematica sulla geologia vulcanica. Nella nostra guida alla Cueva de los Verdes trovi tutto per organizzare la visita al chilometro di tunnel percorribile, con orari, costi e come combinarla con Jameos del Agua.
Piccolo consiglio: porta una torcia se vuoi sbirciare nelle aperture del tunnel dove è sicuro farlo.
10. Risco de Famara: il sentiero panoramico definitivo
Arrivato a questo punto, sei pronto per il trekking più completo di Lanzarote.
Il Risco de Famara è la parete rocciosa che costituisce il versante orientale del massiccio: mentre il lato occidentale precipita nell’oceano con le famose scogliere, il lato orientale si affaccia sull’entroterra con pendenze meno drammatiche ma ugualmente spettacolari.
Questo trekking impegnativo di 12 km con 520 metri di dislivello richiede 4-5 ore e un ottimo livello di preparazione fisica. Parti dal villaggio di Ye o Máguez – considera di organizzare un auto shuttle o pianificare il ritorno via strada/taxi.
Il sentiero sale progressivamente verso il massiccio di Famara, attraversando nei primi chilometri zone agricole abbandonate – vecchie terrazze dove si coltivavano cereali prima che l’agricoltura diventasse economicamente insostenibile.
Man mano che sali, la vegetazione si fa più rada: solo tabaiba, verode e licheni resistono a quest’altitudine battuta costantemente dagli alisei. Il vento qui è una presenza costante, quasi fisica: soffia dall’oceano portando umidità che si condensa sulle piante, permettendo loro di sopravvivere senza piogge regolari.
Nota bene: nelle giornate di vento forte oltre 50 km/h questo trekking diventa pericoloso. Il sentiero passa vicino a strapiombi.
Raggiunto il crinale sommitale – quota massima circa 670 metri alla Peñas del Chache, la vetta più alta di Lanzarote – ti trovi letteralmente sul tetto dell’isola. A ovest, centinaia di metri sotto, le scogliere verticali e l’Atlantico che si estende infinito. A est, tutta Lanzarote si distende come una mappa.
Nelle giornate cristalline, lo sguardo abbraccia Fuerteventura, Gran Canaria, La Graciosa, l’arcipelago Chinijo completo. Non male, vero?
Il sentiero prosegue lungo il crinale alternando saliscendi: a volte cammini su creste sottili con esposizione bilaterale, altre volte attraversi avvallamenti più riparati.
La geologia qui è differente dal resto dell’isola: queste montagne sono più antiche – oltre 10 milioni di anni – e costituite da basalti precedenti alle grandi eruzioni del Quaternario.
Lungo il percorso, cerca le formazioni di pillow lava – lava che si solidificò sott’acqua quando queste montagne erano fondale marino, prima che l’attività tettonica le sollevasse.
Il Risco de Famara è il trekking per chi cerca un’esperienza completa: sfida fisica, wilderness, vedute mozzafiato a 360 gradi, senso di conquista. È il culmine ideale di una settimana dedicata ai sentieri di Lanzarote.
Pianifica con cura: parti all’alba per sfruttare le ore fresche e la luce migliore, porta almeno 3 litri d’acqua per persona, cibo energetico, strati di abbigliamento per adattarti al vento, giacca antivento impermeabile.
Quando andare e cosa portare: consigli pratici per camminare tra i vulcani
Ora che hai scoperto i sentieri più spettacolari, probabilmente ti starai chiedendo qual è il periodo migliore per visitare Lanzarote con lo zaino in spalla.
Lanzarote gode di un clima subtropicale desertico con temperature miti tutto l’anno, ma alcune stagioni sono decisamente più favorevoli per il trekking.
Per un’analisi approfondita mese per mese consulta la nostra guida su quando andare alle Canarie: troverai consigli sulla stagione migliore in base alle tue priorità, non solo per il trekking ma anche per mare, windsurf e osservazione delle stelle.
La primavera – marzo, aprile e maggio – rappresenta il periodo ideale. Le temperature si aggirano tra 18 e 24°C, le piogge sono rare, il vento soffia moderato e la vegetazione raggiunge il massimo splendore dopo le piogge invernali. I sentieri sono meno affollati che in estate e la luce è perfetta per la fotografia.
L’autunno – settembre, ottobre e novembre – costituisce la seconda scelta eccellente. Temperature simili alla primavera, mare ancora caldo per tuffi post-trekking, paesaggi dorati. Attenzione: settembre può essere ancora caldo per i trekking più impegnativi come la Tremesana o la Caldera Blanca.
Come ben saprai, l’inverno non è particolarmente rigido alle Canarie. Il trekking rimane praticabile da dicembre a febbraio, ma devi fare i conti con gli alisei che soffiano con intensità maggiore, rendendo esposti percorsi come Famara e Risco. Le temperature rimangono comunque miti – tra 16 e 20°C – ma serve portare strati caldi per le zone alte.
L’estate – giugno, luglio e agosto – è fattibile ma impegnativa. Temperature tra 25 e 30°C, sole forte, umidità bassa. Ti consiglio caldamente di scegliere trekking brevi o partire all’alba per camminare nelle ore fresche. I percorsi interni come Tremesana e Caldera Blanca diventano fornaci nelle ore centrali: evita assolutamente la fascia 11:00-17:00.
L’attrezzatura giusta fa la differenza
Per quanto riguarda l’equipaggiamento, le scarpe da trekking rappresentano l’investimento più importante. Serve suola Vibram o similare con grip eccellente sulla lava affilata. Le scarpe da ginnastica non vanno bene: la lava aa distrugge suole morbide e non offre stabilità sufficiente.
Per l’abbigliamento, il principio della stratificazione funziona perfettamente. Maglietta tecnica traspirante, pile leggero per il vento, giacca antivento impermeabile perché il vento può essere gelido anche quando fa caldo. Pantaloni lunghi leggeri proteggono da graffi della lava e dal sole.
Elemento da non trascurare: la protezione solare è fondamentale. Crema SPF 50+, cappello con visiera – meglio se con laccetto anti-vento – occhiali da sole categoria 3 o 4. L’esposizione qui è estrema: molti sentieri non offrono ombra per ore.
Per quanto riguarda l’acqua, calcola minimo 2 litri per persona per trekking di 3-4 ore, 3 litri per percorsi più lunghi. Zero fontane lungo i sentieri, zero possibilità di rifornimento. La disidratazione colpisce velocemente nel clima secco.
Ti starai domandando se serve navigatore GPS. La risposta è sì: app GPS con mappe offline scaricate – Maps.me, Wikiloc, Komoot – sono indispensabili perché molti sentieri non sono segnati fisicamente. Scarica le tracce GPX in anticipo e porta un powerbank per ricaricare lo smartphone.
Sicurezza e rispetto dell’ambiente
Mai sottovalutare i sentieri, nemmeno quelli classificati come “facili”. La lava è scivolosa, gli alisei possono destabilizzare, il sole disidrata rapidamente.
Piccolo segreto: informa sempre qualcuno del tuo itinerario e dell’orario di rientro previsto, specialmente per trekking remoti come il Risco de Famara.
Nei percorsi del Parco di Timanfaya non lasciare mai i sentieri segnati. L’ecosistema è estremamente fragile e la ricolonizzazione vegetale richiede decenni. Porta via tutto ciò che porti dentro, incluse bucce di frutta.
Per quanto riguarda i trasporti, il noleggio auto risulta praticamente indispensabile perché i punti di partenza dei sentieri sono spesso remoti e mal collegati da bus. Prenota online prima del viaggio per prezzi migliori.
Per chi desidera vivere questa esperienza con una guida esperta che sveli i segreti geologici di ogni formazione rocciosa, il nostro tour guidato di trekking approfondisce proprio questi aspetti con accompagnamento professionale.
Dopo ore di camminata sui vulcani, pochi piaceri eguagliano sedersi a tavola con vista sull’oceano. El Golfo offre ristoranti di pesce fresco sulla baia con prezzi medi e porzioni abbondanti. Famara propone atmosfera più casual con cucina internazionale per surfisti. Le Bodegas La Geria organizzano degustazioni vini accompagnate da formaggi canarios e mojo verde e rosso.
Il trekking come esperienza trasformativa
Camminare tra i vulcani di Lanzarote non è semplicemente fare escursioni. È entrare in dialogo con forze geologiche che hanno plasmato paesaggi impossibili, testimoniare la tenacia della vita che colonizza ambienti estremi, comprendere come l’essere umano abbia imparato a convivere con un territorio ostile trasformandolo in risorsa.
Ogni sentiero di questa guida racconta una storia diversa.
Il Cratere del Cuervo sussurra l’inizio delle grandi eruzioni del 1730, quando la terra si aprì e per sei anni riversò lava trasformando un terzo dell’isola. Le scogliere di Famara urlano la potenza dell’oceano che si scontra con la roccia vulcanica, erodendo millimetro dopo millimetro.
La Tremesana ti immerge nel silenzio primordiale dove percepisci il tempo geologico. La Valle di Haría celebra la resilienza, mostrando come acqua e vegetazione possano creare oasi verdi persino su un’isola desertica.
La Caldera Blanca ti eleva sul punto più alto, regalando prospettive che abbracciano l’intera isola. Los Hervideros mette in scena il conflitto eterno tra terra e mare. La Montaña Colorada dipinge con colori impossibili generati dall’ossidazione.
La Geria testimonia l’ingegno umano che ha trasformato cenere sterile in terreno produttivo, creando vini che sanno di minerali e oceano. Il Risco de Famara culmina tutto: lo sforzo fisico, la conquista della vetta, le vedute che ti fanno sentire parte di questo ecosistema unico.
Quando tornerai a casa da Lanzarote, porterai con te qualcosa di più di fotografie e gambe stanche. Porterai la memoria di paesaggi alieni percorsi a piedi, di silenzi profondi interrotti solo dal vento, di tramonti infuocati che accendono la lava solidificata.
Porterai la consapevolezza che il nostro pianeta è vivo, in continua trasformazione, capace di distruggere e ricreare in cicli che superano la comprensione umana.
I 10 sentieri di questa guida ti aspettano. Non importa quale sceglierai per primo: ognuno ti regalerà emozioni diverse ma tutte autentiche, tutte radicate nella potenza pura della natura vulcanica che qui, più che altrove, si manifesta senza filtri.
Prepara lo zaino, allaccia le scarpe da trekking, porta acqua abbondante. Lanzarote ti sta aspettando per mostrarti cosa significa davvero camminare tra fuoco solidificato e oceano infinito.

