Lo vedi da Torino nelle giornate limpide, che sbuca sopra i tetti come una piramide di roccia piantata nel cielo. Il Monviso, 3.841 metri, il Re di Pietra, è la montagna simbolo del Piemonte. Ma per conoscerlo davvero non basta guardarlo da lontano: bisogna camminarci intorno, giorno dopo giorno, scoprendone ogni faccia, ogni valle, ogni segreto.
Il Giro del Monviso è esattamente questo: uno degli anelli escursionistici più spettacolari dell’arco alpino, un trekking d’alta quota che abbraccia l’intero massiccio attraversando la Valle Po, la Valle Varaita e il versante francese del Queyras, all’interno del Parco del Monviso e della Riserva Naturale di Ristolas-Mont Viso. Un percorso che gli escursionisti si tramandano da quasi due secoli: la prima traversata documentata risale al 1° luglio 1839, quando l’inglese David Forbes con una guida locale compì l’anello in giornata passando dal Colle delle Traversette. Da allora il giro è diventato una vera classica dell’escursionismo alpino, resa popolare dagli escursionisti francesi a partire dagli anni ’70.
Questo trekking organizzato di 7 giorni non si limita al giro classico. Unisce due anelli in un unico grande viaggio: il Giro del Monviso e il Giro dei Tre Rifugi della Val Pellice, legando la potenza del Re di Pietra alla bellezza più raccolta e silenziosa delle vallate valdesi. Una formula modulare che puoi vivere per intero, oppure scegliere di percorrere solo uno dei due anelli assaporando comunque l’essenza più autentica delle Alpi Cozie.
Il cammino regala cambi di scenario continui. Dalle sorgenti del Po a Pian del Re, il punto esatto dove nasce il fiume più lungo d’Italia, si sale tra pietraie e praterie d’alta quota fino allo storico Buco di Viso, il primo traforo alpino della storia scavato nel 1480 per collegare il marchesato di Saluzzo con il Delfinato francese. Si attraversano gli specchi d’acqua cristallini dell’alta Valle Po: il Lago Fiorenza, il Lago Chiaretto con la sua caratteristica forma a cuore, il Lago Grande di Viso. Si cammina tra i pini cembri contorti del Bosco dell’Alevé, una delle cembrete più estese d’Europa. Si valicano colli panoramici come il Passo di San Chiaffredo e il Colle delle Traversette, a quasi 3000 metri il punto più alto dell’intero percorso, per poi scendere sul versante francese fino al Refuge du Viso, circondati dagli altipiani sconfinati del Queyras.
I rifugi del giro sono il cuore pulsante di questo trekking. Il Rifugio Bagnour nel silenzio della Val Varaita, il Rifugio Alpetto, uno dei primi ricoveri per alpinisti del CAI, affacciato sulla parete sud del Monviso, e poi il passaggio in Val Pellice dove il cammino incontra un mondo diverso.
Qui inizia il Giro dei Tre Rifugi della Val Pellice, un trekking che tocca i tre storici rifugi della sezione CAI-UGET Val Pellice: il Rifugio Barbara Lowrie nella Comba dei Carbonieri, il Rifugio Granero ai piedi dell’omonima vetta e il Rifugio Jervis nella splendida Conca del Prà, un pianoro d’origine glaciale lungo oltre tre chilometri. Il percorso segue il tracciato storico del Trofeo Tre Rifugi, una delle prime competizioni di corsa in montagna dell’arco alpino, nata nel 1972 per iniziativa del CAI-UGET e diventata negli anni un simbolo identitario della Val Pellice. L’intero itinerario ricade nel Sito di Importanza Comunitaria “Prà-Barant”, con oltre 300 specie vegetali spontanee censite. Nei pressi del Colle Barant sorge il giardino botanico dedicato a Bruno Peyronel, il più alto giardino botanico spontaneo d’Europa a 2290 metri di quota.
La Val Pellice non è solo montagna: è storia. Terra dei Valdesi, di resistenza e di una cultura alpina profondamente radicata, queste vallate raccontano un legame con la montagna che è fatto di rispetto, fatica e appartenenza. Camminare qui significa attraversare secoli di vicende umane che hanno plasmato sentieri, borgate e alpeggi.
Non è un trekking per principianti. I dislivelli giornalieri arrivano fino a 1000 metri, i sentieri alternano praterie, pietraie e passaggi d’alta quota che richiedono passo sicuro e buon allenamento. Il livello di difficoltà corrisponde a 4 piedini nella nostra scala di difficoltà, equivalente al grado E con tratti EE nella classificazione sentieri CAI. Non servono attrezzature da ferrata, ma servono gambe rodate e la voglia di camminare 5-6 ore al giorno con lo zaino in spalla.
Si cammina in un piccolo gruppo di massimo 12 persone, accompagnati da una guida esperta. Il punto di ritrovo è a Pian della Regina, nel comune di Crissolo (CN), raggiungibile in auto dalla pianura cuneese e torinese. Da lì si parte e lì si ritorna sette giorni dopo — con negli occhi il profilo del Re di Pietra visto da ogni angolo possibile e nelle gambe la soddisfazione di averlo abbracciato camminando.
Ritrovo dei partecipanti con la guida a Pian della Regina e inizio del trekking.
Escursione in ambiente alpino che parte dai pascoli di Pian della Regina e risale dolcemente la valle tra praterie, pietraie e ampi panorami sulle cime circostanti. Il sentiero, mai banale ma accessibile, conduce al Rifugio Barbara Lowrie, punto d’arrivo accogliente e raccolto, ideale per una sosta in uno degli angoli più autentici della Valle Pellice.
Dislivello: 900 m – Sviluppo complessivo: 8 km – Ore di cammino: 5 – Difficoltà: 3,5 piedini
Dal raccolto Rifugio Barbara Lowrie il cammino prosegue in un ambiente sempre più selvaggio e luminoso, tra valloni aperti, pascoli d’alta quota e tratti che invitano a un passo attento e presente. Il sentiero risale con continuità offrendo ampi panorami e una sensazione crescente di isolamento e profondità.
L’arrivo al Rifugio Granero, incastonato in uno scenario severo e potente, segna l’ingresso in una montagna più essenziale, dove lo sguardo si allarga e il silenzio diventa compagno di viaggio.
Dislivello: 1000 m – Sviluppo complessivo: 7 km – Ore di cammino: 5,3 – Difficoltà: 4 piedini
Dal severo Rifugio Granero il cammino attraversa un ambiente di alta montagna ampio e potente dove lo sguardo corre lontano. Il sentiero scavalca colli e valloni in un paesaggio sempre più aperto, dominato da rocce, praterie d’alta quota e dalla presenza costante del Monviso.
La discesa verso il Pian del Re, luogo simbolico e carico di significato, accompagna gradualmente fuori dall’alta quota fino alle celebri sorgenti del Po, chiudendo l’escursione con una sensazione di attraversamento pieno e compiuto.
Dislivello: 700 m – Sviluppo complessivo: 9 km – Ore di cammino: 5,3 – Difficoltà: 3 piedini
Dal simbolico Pian del Re il cammino risale nuovamente di quota seguendo antichi tracciati di collegamento alpino, in un ambiente severo e grandioso dominato dalla mole del Monviso. Il sentiero conduce verso il confine, tra pietraie, valichi e ampi spazi d’alta quota dove la montagna si fa essenziale e potente.
Superato lo storico Buco di Viso, il paesaggio cambia gradualmente volto e accompagna sul versante francese fino al Refuge du Viso, accogliente punto d’approdo immerso in un contesto vasto e luminoso.
Dislivello: 1000 m – Sviluppo complessivo: 8 km – Ore di cammino: 5,3 – Difficoltà: 4 piedini
Dal panoramico Refuge du Viso il cammino lascia gradualmente il versante francese per rientrare in Italia attraversando ampie conche d’alta quota e valloni solitari, dove il passo trova un ritmo naturale e continuo. Il sentiero alterna tratti aperti e passaggi più raccolti, accompagnando lo sguardo tra praterie, pietraie e profili di cime severe.
L’arrivo al Rifugio Bagnour segna una tappa più intima e silenziosa, immersa in un ambiente ancora autentico, ideale per concludere la giornata in ascolto della montagna e del cammino condiviso.
Dislivello: 700 m – Sviluppo complessivo: 13 km – Ore di cammino: 6 – Difficoltà: 3 piedini
Dal raccolto Rifugio Bagnour il cammino risale con gradualità lungo valloni aperti e pascoli d’alta quota, in un ambiente luminoso e ampio che invita a distendere il passo e lo sguardo. Il sentiero accompagna tra praterie alpine, corsi d’acqua e panorami sempre più vasti, mantenendo un andamento continuo e armonioso.
L’arrivo al Rifugio Alpetto, adagiato in un contesto aperto e silenzioso, conclude la tappa con una sensazione di equilibrio e respiro, ideale per una sosta che celebra la semplicità del cammino in montagna.
Dislivello: 1000 m – Sviluppo complessivo: 10 km – Ore di cammino: 5,3 – Difficoltà: 4 piedini
Dal piccolo Rifugio Alpetto il sentiero accompagna gradualmente verso il rientro, attraversando pascoli, conche aperte e tratti di cammino più distesi che favoriscono il raccoglimento e la memoria dei giorni trascorsi.
Il ritorno al Pian della Regina segna la fine del cammino: un punto che non è solo arrivo ma luogo di sintesi, dove ciò che è stato attraversato trova quiete e significato.
Dislivello: 700 m – Sviluppo complessivo: 12 km – Ore di cammino: 5,3 – Difficoltà: 3 piedini
La prenotazione del posto non prevede il versamento di alcuna caparra. Questa verrà richiesta solo nel momento in cui il viaggio sarà confermato, ovvero al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Una volta confermato il viaggio, sarà richiesto un versamento pari al 30% della quota per validare la prenotazione. Il saldo dovrà invece essere effettuato entro 30 giorni dalla partenza.
Ciao! Sono Emanuele, nato ai piedi delle Alpi Piemontesi e cresciuto tra rocce, boschi e torrenti.
La montagna è il mio habitat naturale: l’ho scalata, sciata, pedalata, sorvolata… ma alla fine torno sempre a camminare. Perché andare a piedi è libertà pura, e ti dà il tempo di soffermarti anche sul piccolo e sul vicino.
Ho esplorato Alpi, Dolomiti, Appennini, isole sperdute e perfino l’Himalaya. E ogni volta torno con una sola certezza: la montagna è troppo bella per tenerla tutta per sé.
Ora faccio l’accompagnatore di media montagna. Tradotto: ti porto a spasso tra panorami mozzafiato, racconti improbabili, fatica onesta e risate vere.
Seri quando serve, scemi il giusto. Vieni a fare un giro?
La direzione tecnica di questo trekking è affidata a Il Mondo in Valigia di C&D Viaggi sas – Via Caraglio, 6 – 10141 Torino – P.Iva 07585620011 – Aut. num 31580 del 25/02/2002 – Registro imprese CCIAA n.903970. Il Mondo in Valigia garantisce le tue vacanze con Fondo Vacanze Felici S.c.a.r.l. Iscrizione n.825.
Emozionante essere al cospetto del Re di Pietra e poterlo ammirare da tutti i suoi lati. Si parte dalla sorgente del Po e percorri sentieri e pietraie, tra laghetti cristallini e come sottofondo i fischi delle marmotte che difficilmente riesci ad individuare ma sai che ti osservano. Incontri inaspettati con stambecchi nel loro habitat naturale e poi tra sali e scendi in alta quota arrivi al Buco del Viso, un’opera incredibile considerato il periodo in cui è stato scavato. La scelta di pernottare in piccoli rifugi ci ha dato modo di apprezzare l’atmosfera che viene a crearsi dopo una giornata trascorsa a camminare tra queste meraviglie della natura.
Paola S.
Camminatore/camminatrice individuale
Giro prova anche questo per testarmi su trekking “medi”, con dislivelli importanti per me.
Giro stupendo e forse adesso difficile da ripetere viste le condizioni del Re e del clima…E poi ho testato la mia fortuna degli scarponi!
La tappa più bella? Forse dal Vallanta al Refuge di Viso, ma anche la Valvaraita del giorno prima è stata intensa: pioggia e uno stuolo di stelle alpine.
Ah…non dimentichiamo il momento il momento Quark con la battaglia fra i camosci mentre salivamo al Buco del Viso e la fresca pausa nel lago alla base di una bella pietraia sul versante francese…
Ho conosciuto Gabriele (e quindi Duma c’anduma) nel gennaio del 2017 tramite un amico con cui condivido la passione per il cammino.
Insieme abbiamo fatto parecchie escursioni, una più bella dell’altra, e alcuni viaggi (avrei voluto farne di più, anzi tutti quelli che propone, ma purtroppo mi tocca lavorare!).
A fine luglio 2017 il giro del Monviso, spettacolare trekking attorno al Re di pietra: ricordo in particolare l’emozione nell’attraversare il Buco di Viso (il primo traforo alpino internazionale della storia!) e le lotte tra gli stambecchi maschi che abbiamo avvistato nella salita verso il Buco.
Purtroppo ricordo anche le sorgenti del Po in secca al Pian del Re e la strana sensazione data dallo stare in maniche corte all’esterno del Rifugio Quintino Sella alle nove di sera senza sentire freddo, segno che il cambiamento climatico si
avvertiva già prima di questa interminabile estate rovente…
Eravamo un bel gruppo, collaudato da precedenti cammini; ma alla fine sarebbero stati i miei piedi e le mie gambe a misurarsi con la fatica. E la fatica c’è stata, ci sono stati i dislivelli, le discese ardite, la grandine che picchiettava sulle spalle mentre la salita al rifugio chiedeva il massimo….
Poi arrivi tutta zuppa e ti dai una botta di autostima, ridi con gli altri, conciati proprio come te e sai che il giorno dopo ripartirai fresca come la maglietta che hai addosso.
I tornanti in montagna sono come le noccioline, uno tira l’altro. Poi, mentre speri che sia l’ultimo, si apre il sipario su un palcoscenico roccioso dove due stambecchi se la danno a cornate mentre il branco in platea assiste indifferente al duello. E noi in tribuna, estasiati da tanta bellezza, increduli
di essere proprio lì in quel momento, quasi dubbiosi che fossero comparse assoldate da Gabriele
per sbalordirci.
Sono sicura che nessuno di noi ha dimenticato quello spettacolo per privilegiati.
Dopo qualche anno Gabriele fa di nuovo l’appello per Il secondo Giro del Monviso. Io e Giuliano
stavolta siamo più consapevoli e ci pensiamo un po’ su. “Ma dai ci siamo già stati…” “Ma sarà tutto
uguale…” “Ma abbiamo una certa età…” Ci iscriviamo e partiamo.
Macchè tutto uguale! Gabriele aveva stravolto il percorso. Tutto nuovo: nuove le rocce, sempre tante,
nuove le tappe, nuovo il gruppo. E nuova la fatica. E’ proprio vero: ogni volta è la prima volta.
I “piedini” stavolta erano tanti e meritati. In mezzo a noi c’era qualcuno alla prima esperienza di
montagna, non faccio nomi ma li ricordo con una simpatia senza misura. L’ironia ci ha accompagnato
sempre, dialetti italici si mischiavano e aromatizzavano la fatica. E intanto valicavamo il confine con
la Francia per ritrovare la seconda faccia del Re di pietra.
In una parola, anzi due: rispetto e gratitudine.
Rispetto per sua Maestà che ci ha accolto con tanta fierezza.
Gratitudine verso madre natura che ha fatto tutto e noi ne abbiamo goduto da privilegiati.
E verso Gabriele, che di Gabriele ce n’è uno solo.
Ho fatto due volte il giro del Monviso e dico subito che li ricordo con molta nostalgia, la seconda volta in particolare.
Penso che 5 stelline non siano sufficienti.
