C’è un angolo delle Dolomiti dove non troverai funivie, parcheggi affollati o file ai rifugi. Un posto dove il silenzio è ancora quello vero, rotto solo dal vento tra le guglie e dal rumore dei tuoi passi sulla ghiaia.
Quel posto è il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, patrimonio UNESCO, incastonato tra le province di Belluno, Pordenone e Udine, nel cuore delle Prealpi Carniche. E il modo migliore per attraversarlo è il Giro degli Spalti di Toro: un trekking organizzato di 6 giorni che percorre l’intero anello delle Dolomiti Friulane, da rifugio a rifugio, con lo zaino in spalla e una guida esperta al tuo fianco.
Il nome “Spalti” non è casuale. Richiama le mura difensive di un castello, e in effetti è proprio quello che sembrano: una barriera di torri, guglie e pareti verticali che si alza dal fondovalle come una fortezza naturale. Insieme ai vicini Monfalconi, le cosiddette “montagne impossibili” per la loro verticalità, formano uno degli scenari più spettacolari e meno battuti di tutte le Dolomiti.
Il protagonista assoluto di questo trekking è il Campanile di Val Montanaia, una guglia di roccia perfetta e isolata che si erge al centro di un catino glaciale come un urlo di pietra rivolto al cielo. In cima c’è una vera campana di bronzo: se durante il cammino senti dei rintocchi echeggiare nella valle, significa che qualcuno ha appena conquistato la vetta. Il nome stesso “Spalti di Toro” ha radici profonde nel dialetto locale, “tor” in friulano significa proprio “campanile”.
L’itinerario parte da Domegge di Cadore, sul Lago di Centro Cadore e si sviluppa ad anello toccando alcuni dei rifugi più autentici della zona: il Rifugio Padova ai piedi dell’anfiteatro roccioso, il Rifugio Pordenone nella selvaggia Val Cimoliana, il Rifugio Pacherini tra circhi glaciali e il Rifugio Giaf affacciato su Forni di Sopra. Sei giorni di cammino attraverso forcelle panoramiche, ghiaioni silenziosi, boschi di abete rosso e prati d’alta quota dove in estate fioriscono migliaia di genzianelle lungo il famoso Truoi dai Sclops, il “Sentiero delle Genziane” in friulano.
Non è un trekking per tutti: servono gambe allenate, un buon passo e la voglia di affrontare dislivelli importanti (fino a 1100 metri in una singola tappa). Ma non servono attrezzature tecniche da ferrata né esperienza alpinistica. Il livello di difficoltà corrisponde a 4 piedini nella nostra scala di difficoltà, paragonabile al grado E/EE della classificazione sentieri CAI.
Si cammina in un piccolo gruppo di massimo 13 persone, accompagnati da una guida che conosce ogni metro di questi sentieri. Il ritmo è quello giusto: abbastanza sostenuto da coprire le tappe, abbastanza lento da fermarsi quando il panorama lo merita. E qui lo merita praticamente sempre.
Dove oggi cammini a 2000 metri, 200 milioni di anni fa c’era un mare tropicale caldo e calmo. Queste rocce custodiscono la memoria geologica di un’era in cui qui passeggiavano i dinosauri, le cui impronte sono state ritrovate proprio in queste valli. Una storia scritta nella pietra che rende ogni passo un piccolo viaggio nel tempo.
Ritrovo dei partecipanti (orario e luogo da stabilire a seconda della provenienza del gruppo).
Lasciato Domegge alle spalle ci immergiamo nel silenzio della pecceta lungo la Val Talagona. Ci aspettano circa 4 ore di cammino tra il profumo della resina e il canto del torrente, con una tappa strategica e golosa al Rifugio Cercenà. La vera magia arriva alla fine: sbucando al Rifugio Padova, la vista sull’anfiteatro di roccia degli Spalti di Toro ti toglierà il fiato. Natura pura e meraviglia assicurata.
Dislivello: 760 m – Quota max: / – Sviluppo complessivo: 7,3 km – Durata: 4 ore – Difficoltà: 3 piedini / escursionistica
Preparati a cambiare mondo: si lascia il bosco per entrare nel cuore severo e spettacolare delle Dolomiti. Risalendo verso Forcella Montanaia, il paesaggio diventa un teatro di pareti verticali, ghiaioni e guglie frastagliate. Il protagonista assoluto è lui: il Campanile di Val Montanaia, l’incredibile “urlo di pietra” che si staglia isolato nel cielo. Dopo una sosta tattica al Bivacco Perugini, si scende nella selvaggia Val Cimoliana fino al Rifugio Pordenone. Una tappa lunga e fisica, ma di bellezza primordiale.
Dislivello: 1080 m – Quota max: / – Sviluppo complessivo: 7,3 km – Durata: 7 ore – Difficoltà: 4 piedini / escursionisti esperti
Lasciato il Rifugio Pordenone, ci si addentra nella profonda Val Cimoliana, un ambiente primordiale dove i greti ghiaiosi del torrente contrastano con pareti dolomitiche vertiginose. Si passa per la quiete pastorale di Casera Meluzzo, un respiro verde prima della vera sfida: la risalita del Vallone del Postegae. Un percorso selvaggio tra circhi glaciali, rocce modellate dal tempo e guglie frastagliate che ti porterà, passo dopo passo, ai 1600 metri del Rifugio Pacherini.
Dislivello: 1030 m – Quota max: / – Sviluppo complessivo: 8,6 km – Durata: 5,30 ore – Difficoltà: 4 piedini / escursionistica
Questa è una tappa per gambe forti e cuori avventurosi. Dal Pacherini si sale verso l’evocativa Forcella dell’Inferno e la Forcella Val di Brica, immergendosi in un ambiente dolomitico severo fatto di guglie, circhi glaciali e roccia nuda. La fatica è ripagata dalla meraviglia: camminerai lungo il Truoi dai Sclops (il Sentiero delle Genziane) fino a raggiungere la Prateria del Canpuròs, un anfiteatro verde incastonato tra le crode che sembra uscito da una fiaba. Un viaggio di 7 ore tra creste e silenzi, che si conclude al Rifugio Giaf.
Piano B: se la stanchezza si fa sentire, è possibile deviare verso Forni di Sopra: un’alternativa più semplice (circa 5h) che permette di tirare il fiato senza rinunciare alla bellezza della valle.
Dislivello: 1110 m – Quota max: / – Sviluppo complessivo: 10 km – Durata: 7 ore – Difficoltà: 4 piedini / escursionisti esperti
Dopo le asprezze delle forcelle precedenti, questa tappa offre un respiro più ampio. Dal Rifugio Giaf si sale verso Forcella Scodavacca, uno dei valichi più classici e frequentati delle Dolomiti Friulane. È una porta naturale che collega l’alta valle del Tagliamento con il Cadore: un ambiente maestoso dominato dalle pareti rocciose, ma con pendenze meno severe. Superata la sella, la discesa vi riporterà dolcemente verso il Rifugio Padova, chiudendo idealmente il cerchio del vostro viaggio tra le crode.
Dislivello: 690 m – Quota max: / – Sviluppo complessivo: 7,1 km – Durata: 4 ore – Difficoltà: 3 piedini / escursionistica
Questa tappa non è una semplice discesa, ma un ultimo regalo delle Dolomiti. Dal Rifugio Padova si risale verso i pascoli aperti dell’Alpe di Vedorcia, un luogo incantato sorvegliato dalle pareti verticali del Monte Cridola e dagli aghi rocciosi dei Monfalconi. La sosta è d’obbligo al Rifugio Tita Barba: un balcone panoramico eccezionale che offre una vista che spazia fino all’Antelao e alle Marmarole. Da qui, il sentiero scende attraverso boschi silenziosi fino a valle, chiudendo l’anello esattamente dove era iniziato: al Lago di Centro Cadore a Domegge.
Dislivello: 820 m – Quota max: / – Sviluppo complessivo: 11,6 km – Durata: 6 ore – Difficoltà: 4 piedini / escursionistica
La prenotazione del posto non prevede il versamento di alcuna caparra. Questa verrà richiesta solo nel momento in cui il viaggio sarà confermato, ovvero al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Una volta confermato il viaggio, sarà richiesto un versamento pari al 30% della quota per validare la prenotazione. Il saldo dovrà invece essere effettuato entro 30 giorni dalla partenza.
Ciao! Sono Emanuele, nato ai piedi delle Alpi Piemontesi e cresciuto tra rocce, boschi e torrenti.
La montagna è il mio habitat naturale: l’ho scalata, sciata, pedalata, sorvolata… ma alla fine torno sempre a camminare. Perché andare a piedi è libertà pura, e ti dà il tempo di soffermarti anche sul piccolo e sul vicino.
Ho esplorato Alpi, Dolomiti, Appennini, isole sperdute e perfino l’Himalaya. E ogni volta torno con una sola certezza: la montagna è troppo bella per tenerla tutta per sé.
Ora faccio l’accompagnatore di media montagna. Tradotto: ti porto a spasso tra panorami mozzafiato, racconti improbabili, fatica onesta e risate vere.
Seri quando serve, scemi il giusto. Vieni a fare un giro?
La direzione tecnica di questo trekking è affidata a Il Mondo in Valigia di C&D Viaggi sas – Via Caraglio, 6 – 10141 Torino – P.Iva 07585620011 – Aut. num 31580 del 25/02/2002 – Registro imprese CCIAA n.903970. Il Mondo in Valigia garantisce le tue vacanze con Fondo Vacanze Felici S.c.a.r.l. Iscrizione n.825.
Bellissime montagne di roccia che ti lasciano senza parole mentre cammini tra sentieri pietrosi ripidi e talvolta scoscesi.
La natura ci ha regalato una bellissima settimana di sole ed alla sera i riflessi del tramonto rendevano gli Spalti di Toro coloratissimi.
Ema, attento e preparato, ci ha immersi in questo posto meraviglioso facendoci osservare ogni bellezza della natura ed assaporare e gustare la cucina locale dei rifugi.
Questi trekking fanno inoltre incontrare persone ed insieme si condividono fatiche, spazi, cene e momenti conviviali.
Allora impari che il segreto è non giudicare, ma ascoltare e cercare di portarsi a casa qualcosa di bello da ognuno del gruppo per arricchirsi ed alleggerirsi.
Consigliato !!!
Io e mia moglie abbiamo partecipato al trekking “Spalti di Toro”. Trekking itinerante da rifugio a rifugio di 6 giorni che si è svolto sulle dolomiti friulane. Siamo rimasti molto colpiti sia dai luoghi, molto selvaggi e scenografici, sia dall’organizzazione che definirei impeccabile. Un plauso particolare va alla nostra guida Emanuele preparatissimo ma soprattutto molto attento a tutto ciò che riguardava il nostro benessere, controllando le sistemazioni nei rifugi (fra l’altro dei rifugi molto belli), e la nostra sicurezza portandoci ai rifugi sempre in tempo per evitare i temporali che ci sono stati ogni giorno . Il gruppo era formato da persone molto simpatiche e disponibili che avevano fatto anche altre esperienze con Duma C’anduma, ottimo segnale per giudicare la bontà dei servizi offerti.
Grazie ancora a Emanuele e a Gabriele.
Leonardo e Rita
Trekking indimenticabile: 6 gg lontano dalla civiltà, fra cime selvagge e apparentemente inaccessibili… apparentemente perché poi ci si arriva, un passo dopo l’altro, ed è pura meraviglia. Quella che commuove dentro, e che resta.
Bellissimo giro. Poco frequentato, poco antropizzato (“selvaggio” appunto), sorprendente per essere Dolomiti. Un po’ più duro delle aspettative forse, ma ok. Rifugi e popolo accoglienti e simpatici. Giusto numero di partecipanti e giusta distribuzione delle loro qualità, come da aspettative statistiche. Emanuele, la guida, ci ha confessato che questo era il suo primo trekking (non di prova), ma per la prima volta nella vita sono contento di aver fatto la cavia 😂 Competente, affidabile, attento a tutti, comunicativo. Spesso le guide parlano troppo e/o hanno un’ agenda etica o estetica da ficcarci giù nel gozzo. Ema no, e per me è un complimento.
