Il Cammino di San Nilo in Cilento: dai monti al mare

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  • 25 apr - 2 magg 20278 giorni / 7 notti
  • CilentoCampania
  • 8-12 personeconfermabile con 8 pax
  • Tipo di viaggiotrekking itinerante
  • Trasporto bagagliono, zaino in spalla
  • Difficoltà3 piedini

UN CILENTO AUTENTICO

Il Cammino di San Nilo è un itinerario che ci è entrato nel cuore sin dal momento in cui lo abbiamo percorso per la prima volta nel 2019 e, con curiosità e fiducia, siamo stati tra i primissimi gruppi a percorrerlo. Da allora, ogni passo su questo cammino ha rafforzato il nostro legame con i suoi paesaggi silenziosi, la sua spiritualità discreta e le comunità che lo abitano.

Quest’anno ci torniamo per la terza volta, con la gioia di farlo insieme a Serena, guida locale che conosce profondamente questi luoghi e li racconta con passione autentica. Un ritorno che è anche un nuovo inizio!

C’è un tratto d’Italia che custodisce ancora il passo lento della storia, il respiro profondo dei boschi e il silenzio delle antiche vie monastiche. È qui, tra il Cilento interno e la spiritualità bizantina, che cammineremo lungo il Cammino di San Nilo, un itinerario autentico e poco battuto, tra i più affascinanti e silenziosi cammini in Italia.

Il nostro viaggio inizia a Torraca, piccolo borgo panoramico affacciato sul Golfo di Policastro, e si snoda per una settimana lungo sentieri montani, mulattiere e strade rurali, attraversando boschi, borghi e paesi ancora vivi e radicati. Tappa dopo tappa, saliremo e scenderemo tra valli, torrenti e crinali, fino a raggiungere San Nazario, luogo simbolico dove il giovane Nicola, poi divenuto San Nilo, ricevette la tonsura monastica e scelse la via della preghiera, del silenzio e del cammino interiore.

Lontano dalle rotte turistiche, questo tratto del Cilento ci regalerà paesaggi di grande varietà: dalle forre del Bussento alle acque limpide dei fiumi e alle faggete ombrose, passando per uliveti, orti e sentieri che sembrano usciti da un altro tempo. I piccoli borghi come Casaletto Spartano, Morigerati, Caselle in Pittari, Rofrano e Montano Antilia ci accoglieranno con la loro autenticità, le fontane di pietra, i campanili affacciati sul silenzio e i racconti della gente del posto, custodi di una memoria profonda e vissuta.

Ma il Cammino di San Nilo non è solo natura e paesi: è anche un itinerario spirituale, un pellegrinaggio laico che invita all’ascolto, alla lentezza, alla riscoperta di un’idea diversa di viaggio. Seguendo il simbolo del piccolo monaco che guida ogni tappa – “Follow the monk” – ci metteremo in ascolto di noi stessi, della storia che ci precede, del cammino come gesto quotidiano di cura, fatica e meraviglia.

Il nostro percorso sarà arricchito da incontri, riflessioni, silenzi condivisi. Dormiremo in strutture semplici e accoglienti, mangeremo cibo locale e ci fermeremo quando servirà. Questo non è un cammino da “fare”: è un cammino da vivere.

In un tempo in cui tutto accelera, camminare da Torraca a San Nazario significa scegliere la lentezza, la profondità, la connessione. È un invito a lasciarsi trasformare dalla strada, a farsi attraversare dalla bellezza di un territorio che conserva ancora intatto il suo spirito originario.

Chi è in cerca di autenticità, di contatto vero con il paesaggio e con se stesso, troverà in questo tratto del Cammino di San Nilo un’occasione rara: un viaggio che parla di radici, di pellegrinaggio interiore, di natura potente e discreta. Un frammento di Sud che ci ricorda che, a volte, basta mettersi in cammino per tornare a casa.

Immagini del Cammino di San Nilo

Il Cammino di San Nilo: programma giorno per giorno

/Scala e Livelli di Difficoltà
GIORNO 1: arrivo a Sapri

Arrivo a Sapri entro le ore 17 (da confermare), incontro con la guida, trasferimento a Torraca e sistemazione in albergo.

GIORNO 2: da Torraca a Casaletto Spartano (15 km)

La prima tappa del nostro Cammino di San Nilo inizia tra le vie di Torraca, per poi lasciare lentamente il borgo e inoltrarsi in un paesaggio via via più selvaggio. Si sale subito verso il versante del monte Grottillone, seguendo un tratto misto tra asfalto e sentiero che regala scorci ampi sul Golfo di Policastro e sulle vallate interne. Il terreno si fa aspro, la luce più intensa: il Cilento si mostra qui nella sua forma più ruvida e sincera.

La fatica iniziale è compensata dal passaggio tra strutture rurali e pareti rocciose, dove il sentiero si incunea tra affioramenti calcarei, testimoni di una lunga storia geologica. Dopo aver superato una pista di go-kart (segno isolato della presenza umana), si arriva nella zona di Le Caselle, antico nucleo di pastori, oggi abitato da poche famiglie ma ancora luogo di sosta per viandanti.

Da qui il cammino cambia ritmo: inizia una lunga e panoramica discesa verso il fondovalle, dove scorre il rio Bussentino. Il sentiero si fa più selvaggio e incantevole, seguendo il corso d’acqua attraverso la Valle della Lontra, un piccolo gioiello nascosto tra rocce, muschi, ponticelli in pietra e cascate.

L’ultimo tratto coincide con il percorso che porta all’Oasi Capelli di Venere, una delle mete naturalistiche più note del Cilento. Qui l’acqua sgorga limpida, incorniciata da felci e vegetazione rigogliosa, creando un ambiente fresco e ristoratore, perfetto per una pausa. La presenza di un’area attrezzata con tavoli e casette in legno rende l’oasi un luogo particolarmente accogliente.

Pochi minuti separano l’oasi dal centro di Casaletto Spartano, dove si conclude la tappa: un piccolo paese incastonato nella valle, dove la pietra, il verde e il suono dell’acqua convivono in armonia.

Sviluppo (Km): 15 – Dislivello in salita (m): 537 – Dislivello in discesa (m): 563

GIORNO 3: da Casaletto Spartano a Morigerati (10 km)

Si riparte da Casaletto Spartano con il passo ancora lento del mattino, seguendo il Sentiero della Valle della Lontra. L’acqua è la prima compagna di viaggio: ruscelli, cascate, ponticelli muschiati e il suono costante del rio Bussentino che scorre sotto il ponte, mentre ci si inoltra nel cuore silenzioso del Parco del Cilento.

Il sentiero comincia a salire. I piedi sentono il cambio di ritmo, ma il corpo si adatta, sostenuto dalla bellezza intorno. Il bosco si apre a tratti, mostrando squarci di cielo e colline. E infine, arroccato in alto, appare Tortorella: un piccolo scrigno medievale fatto di pietra e quiete.

Qui il tempo si ferma. Camminare per le sue stradine strette è come attraversare una soglia: ogni muro, ogni cortile, ogni vista sulla valle parla piano, con la voce di chi custodisce storie antiche. È un luogo che invita a rallentare, a sedersi, a guardare senza fretta.

Ma il cammino chiama ancora, e lasciato il borgo si riprende a camminare tra salite e discese che si rincorrono, come onde che seguono il profilo della montagna. Il sentiero si incunea in una gola stretta, scavata nei secoli dall’acqua, dove la luce filtra tra le fronde e tutto sembra più intimo, quasi segreto.

Infine, quasi senza annunciarsi, appare Morigerati. Discreta, raccolta, si affaccia al camminatore con la sua Chiesa di San Demetrio, le case ordinate e il Museo Etnografico che racconta il legame profondo tra terra e persone. Ma il vero tesoro si nasconde appena più in là: l’accesso all’Oasi WWF Grotte del Bussento, dove il fiume si perde nel sottosuolo tra rocce, vegetazione rigogliosa e grotte misteriose.

È una tappa breve, sì, ma colma di bellezza. Ogni passo attraversa una natura che respira, una storia che si lascia sfiorare, un silenzio che resta dentro.

Sviluppo (Km): 10 – Dislivello in salita (m): 459 – Dislivello in discesa (m): 565

GIORNO 4: da Morigerati a Caselle in Pittari (10 km)

Si riparte da Morigerati con l’eco dell’acqua ancora nelle orecchie e negli occhi il verde dell’Oasi del Bussento. Il paese si lascia alle spalle piano, tra le case di pietra e i vicoli che scendono verso il fondovalle, come se anche il cammino avesse bisogno di un ultimo sguardo prima di andare. Per chi non l’avesse ancora fatto, l’Oasi WWF è lì, a due passi: una parentesi di meraviglia da concedersi prima di rimettersi in marcia.

La discesa inizia lungo via Bucceri, poi si entra nel cuore della vegetazione, lungo un sentiero a gradoni avvolto da fronde e umidità. Si attraversa un ponte di legno sospeso, che vibra sotto i passi, proprio prima dell’antico mulino ormai silenzioso, ma ancora carico di racconti. È da qui che inizia la salita, decisa ma costante, verso Sicilì.

Il paesaggio cambia: si apre, si distende. Le case si fanno sparse, i muretti a secco punteggiano i bordi del sentiero, gli uliveti si allungano sulle colline. Si cammina accompagnati dal profumo della terra e da quella sensazione familiare di ruralità autentica. Sicilì accoglie con semplicità: la chiesa della Madonna dei Martiri veglia sul paese e offre al viandante una pausa, un momento per respirare e guardarsi intorno.

Il sentiero riprende, ora su sterrata, ora su mulattiera antica. In una breve deviazione, si sale verso il monte Pittari. È qui, incastonato nella roccia, che si trova l’Eremo di San Michele: un luogo che non ha bisogno di parole per essere compreso. Bosco e silenzio lo abbracciano, l’ingresso è discreto, quasi timido. Ma dentro, l’atmosfera cambia: altari in pietra, segni di fede, affreschi sbiaditi e tracce lasciate da mani devote nel tempo. Qui la spiritualità non è idea astratta, ma materia viva, legata alla roccia, al respiro del bosco, al cammino.

Si torna poi sul sentiero principale, e la discesa verso la valle inizia. I piedi si muovono tra scalinate in pietra, sentieri verdi, e l’aria si fa più leggera. Questo tratto è ancora oggi percorso dalla processione di San Michele, che ogni anno unisce comunità, storie e memoria.

Caselle in Pittari arriva piano, come ogni luogo che si lascia scoprire. La strada sale tra campi coltivati e segni di una ruralità che resiste. Il paese si distende su un piccolo altopiano, attorno alla torre medievale e alla chiesa madre. 

È una tappa intensa, stratificata. Ogni passo attraversa storie, paesaggi e simboli. Un tratto che chiede attenzione e restituisce profondità. Un cammino che si fa ascolto, dentro e fuori.

Sviluppo (Km): 10 – Dislivello in salita (m): 571 – Dislivello in discesa (m): 346

GIORNO 5: da Caselle in Pittari a Rofrano (16,7 km)

È una tappa che cambia ritmo e profondità, quella che da Caselle in Pittari porta a Rofrano. Si lascia il paese seguendo viale Roma, poi via Caporra, fino alla rotatoria che segna l’uscita dal centro abitato. Da qui il mondo comincia a dilatarsi, e il silenzio si fa strada. I primi chilometri si svolgono su asfalto, in leggera salita tra uliveti ordinati e orti familiari. Una fontana lungo il percorso invita a fermarsi: è l’ultimo segno umano prima di entrare nel cuore selvatico del monte Centaurino, nel massiccio del Cervati.

Dopo circa tre chilometri, l’area attrezzata di Valle Strazza accoglie chi ha voglia di una pausa tra tavoli in legno e un piccolo rifugio immerso nel verde. È un luogo semplice, ma prezioso, per orientarsi al silenzio che verrà. Da qui in poi, si lascia l’asfalto: la strada si fa sterrata e il bosco comincia ad avvolgere.

Il cammino sale, ma senza mai diventare ostile. Il passo si adatta alla pendenza costante, mentre attorno si dispiega una foresta viva di querce, castagni, lecci. La luce filtra tra i rami, disegnando geometrie mobili sul terreno, e ogni tanto si aprono scorci profondi sulla valle. Nelle giornate limpide, all’orizzonte appaiono i monti dell’Orsomarso in Calabria, e più a sud, come un miraggio lontano, la sagoma dello Stromboli. È qui che il cammino cambia respiro: ci si sente dentro, davvero, al cuore montano del Cilento.

In lontananza si distingue la linea dolce del monte Bulgheria – la “leonessa”, come la chiamano qui, per la sua forma accovacciata. La sua vista segna, simbolicamente, il superamento della prima metà del cammino. Poco dopo si raggiunge il punto più alto della tappa: 755 metri sul crinale del Centaurino, dove l’aria è più tersa e l’orizzonte si apre ampio, silenzioso, essenziale.

La discesa verso Rofrano è lenta, panoramica. Il sentiero si fa più gentile, costeggiando campi e pendii, con incroci che si superano sempre tenendo la destra. Si passa per Sandu Leo, piccola frazione rurale dove le voci dei campi e le tracce del lavoro contadino segnano il tempo.

Si entra a Rofrano dal basso, come fanno ancora oggi le compagnie in pellegrinaggio verso il Monte Gelbison. Un ponte, una breve salita, ed ecco piazza Cammarano: il cuore del borgo, il luogo dove si arriva e si viene accolti. Rofrano è un paese che custodisce silenziosamente un’eredità spirituale profonda: qui sorgeva un tempo il cenobio di Santa Maria di Grottaferrata, legato all’abbazia fondata da San Nilo.

È una tappa che scava. Un tratto che segna un confine: lascia il mondo conosciuto alle spalle e apre, nel cammino, il tempo dell’ascesa.

Sviluppo (Km): 16,7 – Dislivello in salita (m): 540 – Dislivello in discesa (m): 532

GIORNO 6: da Rofrano a Montano Antilia (11,9 km)

Si lascia il centro di Rofrano passando per il cuore più antico del borgo. Le pietre raccontano ancora le storie di un tempo, tra la chiesa di Santa Maria di Grottaferrata e la Porta del Leccio, che segna l’uscita verso il mondo di fuori. Da qui, un vecchio selciato scende verso il fondovalle, dove il fiume Faraone comincia ad accompagnare il cammino, discreto e continuo.

Prima del ponte, un piccolo sentiero si stacca sulla destra: conduce fino a riva, dove l’acqua scorre limpida tra sassi e ombre. È lo stesso corso che, molto più avanti, raggiungerà il mare a Palinuro, ma qui è ancora giovane, vivo, raccolto.

Attraversato il fiume, la salita riprende tra orti, coltivi, alberi da frutto e casette sparse. Il paesaggio è quello della cura quotidiana: gesti semplici, terreni lavorati, silenzi abitati. Si raggiunge Treppaoli, dove il sentiero si fa strada tra muretti a secco e filari di alberi, poi un bivio suggerisce una deviazione breve, ma preziosa: quella che porta a Laurito.

Laurito è un piccolo gioiello. Lungo corso Umberto I si incontrano la chiesa di San Giovanni Battista e, poco più in là, la splendida chiesa di San Filippo d’Agira, costruita nel 1283. Al suo interno, affreschi medievali di rara delicatezza — tra cui una Natività assistita — custodiscono il tempo con pudore. Una fontana e un’area picnic invitano alla sosta: non solo per ristorarsi, ma per sostare davvero, con gratitudine.

Da qui, la salita verso Montano Antilia è dolce, progressiva. Il sentiero si immerge nei boschi di castagni, alternando tratti sterrati e ombre fresche. L’ultima parte del percorso incrocia brevemente la SS 18, prima di rituffarsi nella natura lungo un sentiero che costeggia una piccola cascata: un saluto d’acqua che sembra un benvenuto.

Montano Antilia appare in alto, appoggiato alla montagna come un pensiero antico. È il borgo più alto del Cammino, antico feudo normanno, affacciato su vallate profonde e silenziose. Qui l’aria è sottile, il tempo lento, e il paesaggio sembra amplificare ogni respiro.

È una tappa fatta di dettagli e profondità, in cui la memoria si intreccia al paesaggio. Da percorrere senza fretta, con occhi attenti e cuore leggero.

Rientro a Rofrano con i mezzi pubblici per cena e pernottamento.

Sviluppo (Km): 11,9 – Dislivello in salita (m): 579 – Dislivello in discesa (m): 311

GIORNO 7: da Montano Antilia a San Nazario (22,8 km)

Dopo la colazione trasferimento a Montano Antilia con i mezzi pubblici per riprendere il Cammino.

La settima tappa conduce a San Nazario: luogo di silenzio e accoglienza, dove – secondo la tradizione – san Nilo fu ricevuto come monaco. Si parte da Montano Antilia lasciando alle spalle orti, ulivi e muri in pietra, lungo una discesa gentile su strade rurali e tratti asfaltati.

Il cammino attraversa due borghi dalla forte identità: Futani, raccolto e discreto, e Cuccaro Vetere, arroccato in alto, affacciato su vallate larghe, dove il verde sembra non finire mai. Sono paesi che non si impongono, ma si offrono con sobrietà, come sanno fare i luoghi antichi.

Dopo la frazione di Castinatelli, una breve deviazione suggerisce una sosta alla chiesa di Santa Cecilia, antico luogo di culto italo-greco. Qui il passo rallenta naturalmente, e il viaggio si fa più contemplativo, quasi preparandosi a ciò che verrà.

Poco dopo, dalla località San Sebastiano – segnata da un crocifisso in pietra – si lascia l’asfalto. Inizia una salita dolce verso il pianoro di San Nazario, dove il paesaggio cambia: l’orizzonte si apre, l’aria si alleggerisce, e con essa il respiro. È come se il cammino stesso si disponesse al raccoglimento.

San Nazario appare così: come un luogo fuori dal tempo. Una chiesa, una fontana, alcuni tavoli in legno sotto gli alberi. Poche case in pietra, un solo minimarket, e tanto silenzio. Qui, secondo la tradizione, san Nilo ricevette la tonsura e iniziò la sua vita monastica: per questo San Nazario è più che una tappa, è un punto di svolta.

Il tempo sembra sospeso, il rumore si spegne. È il punto in cui il cammino smette di essere solo movimento e diventa ascolto. Una soglia, da attraversare con leggerezza e consapevolezza. Nel corpo, e nello spirito.

Trasferimento a Palinuro.

Sviluppo (Km): 22,8 – Dislivello in salita (m): 300 – Dislivello in discesa (m): 624

GIORNO 8: arrivederci al prossimo Cammino…

Tempo libero a Palinuro a seconda del proprio orario di rientro, saluti, abbracci e arrivederci al prossimo viaggio!

 

Quota di viaggio: in aggiornamento

/Condizioni di Prenotazione

La prenotazione del posto non prevede il versamento di alcuna caparra. Questa verrà richiesta solo nel momento in cui il viaggio sarà confermato, ovvero al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Una volta confermato il viaggio, sarà richiesto un versamento pari al 30% della quota per validare la prenotazione. Il saldo dovrà invece essere effettuato entro 30 giorni dalla partenza.

La quota include:
  • guida ambientale escursionistica locale per tutta la durata del viaggio
  • servizio di segreteria ed iscrizione al viaggio
  • pernottamenti con sistemazione in camere doppie/triple in B&B, agriturismi, alberghi
  • trattamento di mezza pensione (colazione e cena)
  • 1 pranzo al sacco
  • trasferimento da Sapri a Torraca
  • credenziale del pellegrino
  • assicurazione medico/bagaglio (vedi set informativo)
La quota non include:
Il Cammino di San Nilo: da non perdere
  • gli autentici borghi del Cilento
  • la cascata dei Capelli di Venere
  • l'Oasi WWF delle gole del Bussento
  • la meravigliosa cucina mediterranea
Mappa del Cammino di San Nilo
Info e prenotazione viaggio
/Risposte a Domande Frequenti

La direzione tecnica di questo trekking è affidata a Il Mondo in Valigia di C&D Viaggi sas – Via Caraglio, 6 – 10141 Torino – P.Iva 07585620011 – Aut. num 31580 del 25/02/2002 – Registro imprese CCIAA n.903970. Il Mondo in Valigia garantisce le tue vacanze con Fondo Vacanze Felici S.c.a.r.l. Iscrizione n.825.

3 opinioni
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Marco F.

Gruppo

Caro Gabriele, appena fatto San Nilo nel gruppo di Stefano Morpurgo. Esperienza tosta più per il clima avverso che per il percorso… ma quanto alla tua organizzazione niente da dire. Tutti gli alloggi erano assolutamente a posto, e quanto sl cibo … è forse inutile che ti descriva le meraviglie cilentane

Maggio 6, 2024

Rosi C.

Camminatore/camminatrice individuale

Cammino di San Nilo 16-24/4/22

Il Cilento per me è stata una vera e propria sorpresa. Non mi aspettavo così tanto verde e acqua. Sei immerso nella vegetazione, boschi o macchia mediterranea, salite e discese repentine, borghi medievali, panorami che in alcuni punti arrivano al mare. Indimenticabili l’Oasi Cascate Capelli di Venere e le Grotte del Bussento, mi hanno lasciato veramente a bocca aperta per la bellezza indescrivibile!
L’accoglienza dei referenti e dove pernottavamo è stata ottima, come sempre ho apprezzato alla grande la cucina tipica, a volte veramente ricca di portate, ma non si può perdere simili occasioni!

Agosto 26, 2022

Claudio B.

Camminatore/camminatrice individuale

Più volte rimandato sono finalmente riuscito ad effettuare questo bel trekking in Cilento.

La presenza della guida Gabriele è una sicurezza. Come al solito ha saputo dosare alla perfezione posti di interesse storico, naturalistico e culinario.

Agosto 16, 2022
Condizioni di prenotazione