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Un cammino di 108 km che inizia dai 1.852 m di Montgenèvre e arriva, dopo quattro giorni, ai 247 m di Torino passando per Clavière, Cesana Torinese, Mollieres, Solomiac, San Marco, Oulx, Gad, Salbertrand, Champbons, Exilles, Chiomonte, Gravere, Susa, S.Giuliano, Chiodo, Bussoleno, Foresto, Crotte, Bruzolo, San Didero, Borgone di Susa, Sant’Antonino di Susa, Chiusa San Michele, Sant’Ambrogio Torinese, Avigliana, Buttigliera, Rosta, Rivoli e Collegno, è un vero e proprio viaggio attraverso luoghi mai visitati prima: quelli tracciati su una carta topografica e quelli più nascosti ed inaccessibili del proprio Io.

Ma che cos’è, per te, camminare?
Per alcuni è relazione e condivisione, per altri silenzio e distacco. Alcuni intraprendono un cammino come un viaggio, leggeri di bagaglio e di pensieri. Altri lo affrontano per le capacità rigenerative di trovarsi in mezzo alla natura e con gli altri. 
Ognuno, così come nella vita, trova la sua verità e ha una definizione di cammino diversa dall’altro. Perché non esistono risposte giuste o sbagliate! Ed è anche questo che rende unica un’esperienza come questa: potersi confrontare con se stessi e con gli altri.

Ne abbiamo parlato in questi quattro giorni di cammino e questo è quello che, per noi, significa camminare.

Per Marisa

Il vero domicilio dell’uomo non è una casa ma la strada, e la vita stessa è un viaggio da fare a piedi.
Bruce Chatwin

Per Angela

Camminare rigenera il corpo e la mente, liberandoli dalle preoccupazioni della vita: lasciarsi trasportare lungo la strada ascoltando i rumori ed il silenzio, assaporando gli odori della natura, provando gioia nel vedere piccoli, stupendi fiori variopinti, parlando con i compagni di viaggio, condividendo le stesse sensazioni e lasciando spazio a pensieri belli e positivi. Raggiungere la meta, poi, è la soddisfazione che appaga la fatica fisica e suscita la voglia di intraprendere un altro cammino.

Per Marta

Nel cammino ad ogni passo un piede lasci il dolore dietro di sé e l’altro piede metta un seme di serenità e gioia.

Per Andrea

Non camminarmi davanti, potrei non seguirti, non camminarmi dietro, non saprei dove condurti, camminami a fianco e saremo amici.
Albert Camus

Per Ruben

Camminare è tornare alle proprie origini, imparare ad apprezzare ciò che la natura ha donato all’uomo per poter soddisfare il suo bisogno più grande: conoscere.

Per Paola

Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa accorgersi più di un tramonto. Chiudo gli occhi, mi scosto di un passo. Sono altro. Sono altrove.
Alda Merini

Per Giovanna

Colui che cammina impara molto sulla relazione, perché camminare insieme è un arte.
L’arte di camminare allo stesso passo, condividendo i paesaggi e le fatiche, le soste e le difficoltà; senza precedere; senza rimanere indietro; scegliendo insieme la direzione, e osservando con pazienza le proprie reazioni all’ignoto, alla strada, agli imprevisti.
Nel suo cammino egli ha imparato la forza che può avere un sorriso luminoso e il “grazie” detto drtitto negli occhi; e che gli altri hanno tanta voglia e a volte bisogno di sorrisi, e di qualcuno pronto ad ascoltarli e ad apprezzarli.
Antonella Arnese

Per me

La sfida con i tuoi limiti, l’impresa memorabile, il corpo all’aria aperta, lo smarrirti nella natura, la semplicità dei gesti, l’ininfluenza del denaro, la risibilità delle apparenze, l’esattezza delle parole, la pienezza dei silenzi, la condivisione del poco, gli incontri nei dintorni delle curve, la mescolanza dei tempi, l’avvenire che viene incontro, la fecondità della terra, la memoria dei tuoi avi, la leggerezza nella fatica, la nostalgia per l’ignoto, la fragilità che è forza, l’intensità degli sguardi, l’amorevolezza gratuita, il dolore che si sopporta, la speranza che apre la strada, la comunanza di intenti, l’umiltà che non umilia, la meta che non è la metà.
Luigi Nacci

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