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Giro del Monviso: la guida completa al trekking intorno al Re di Pietra

Il giro del Monviso non è solo un trekking: è una di quelle idee che ti si piantano in testa e non se ne vanno più. La senti nominare una volta, quasi per caso, e subito prende forma quel pensiero semplice e ostinato: “Prima o poi lo faccio.”

Poi il tempo scorre. Le estati passano, gli impegni si accumulano. Ma ogni volta che alzi lo sguardo verso le Alpi Cozie e riconosci quella piramide perfetta che domina l’orizzonte, il pensiero torna, preciso, come se ti stesse aspettando.

Forse sei proprio lì, in quel punto sospeso: non ancora in cammino, ma già un po’ dentro al giro. Hai curiosato tra tappe, rifugi, dislivelli, giorni necessari. Hai raccolto pezzi: numeri, racconti, tracce… ma senza una vera mappa che li tenga insieme.

Questa guida nasce da qui: dal bisogno di dare forma a quel desiderio. Dentro trovi tutto ciò che serve per trasformarlo in esperienza concreta: le tappe, le varianti (da 1 a 5 giorni), i rifugi, i tempi giusti, cosa portare davvero nello zaino. E anche qualche spunto per capire quando ha senso partire da soli… e quando invece condividere il cammino cambia tutto.

Trekking del Monviso in Piemonte

Cos’è il giro del Monviso e perché farlo almeno una volta

Partiamo dalle basi. Il giro del Monviso è un trekking itinerante che circumnaviga il massiccio del Monviso (3.841 m), la vetta più alta delle Alpi Cozie, passando attraverso tre valli e due nazioni: la Valle Po e la Valle Varaita sul versante italiano, la Valle del Guil sul versante francese, nel cuore del Queyras.

In termini numerici, parliamo di circa 45 km di sviluppo complessivo, con un dislivello complessivo accumulato di 2.600 metri. La quota massima si raggiunge al Colle delle Traversette (2.950 m), mentre il punto più basso è presso le Grange Gheit, nel Vallone di Vallanta, a circa 1.900 m. La difficoltà è classificata dal CAI come E (Escursionistico), con alcuni brevi tratti EE (Escursionisti Esperti).

Ma i numeri, da soli, non raccontano granché. Quello che rende questo trekking unico è la varietà di paesaggi che attraversa in uno spazio relativamente contenuto: le pareti rocciose del massiccio, i laghetti cristallini dai riflessi verde-azzurro intorno al valico di San Chiaffredo, i pini cembri contorti del Bosco dell’Alevé (una delle foreste di cembro più estese d’Europa), le sorgenti del Po a Pian del Re, lo storico Buco di Viso, il Sentiero del Postino e i vasti spazi aperti del Queyras.

Il percorso si sviluppa interamente all’interno di aree protette: il Parco Naturale del Monviso sul versante italiano e la Riserve Naturelle Nationale de Ristolas Mont-Viso su quello francese. Due parchi, due nazioni, un unico anello. Non è un caso che venga considerato uno dei trekking di alta quota più spettacolari d’Europa, un’esperienza che merita un posto d’onore tra i trekking in montagna da fare almeno una volta nella vita.

Un po’ di storia: dal 1839 a oggi

I pionieri inglesi e le origini del percorso

Il primo giro del Monviso documentato risale al 1º luglio 1839. A compierlo fu l’inglese D. Forbes, professore e alpinista, insieme a una guida locale. Partiti dalla Valle del Guil, risalirono al Colle delle Traversette, passarono a est del Monviso, probabilmente scendendo a Pian del Re per poi risalire ai Laghi del Viso, attraversarono lo spartiacque al Passo di San Chiaffredo, discesero nel Vallone di Vallanta e da lì risalirono al Passo di Vallanta, rientrando in giornata alla località di partenza, La Monta.

Quindici anni dopo, nel settembre 1854, gli inglesi A.P. Whateley e H.T. Jenkinson ripeterono il tragitto di Forbes, ma con una differenza significativa: lo fecero in due giorni, pernottando nel Vallone di Vallanta. Completato il giro, decisero di proseguire verso la Val Pellice attraversando il Colle Seilliere, anticipando di fatto il concetto di “Gran Tour” che sarebbe arrivato molto più tardi.

Nel XIX secolo, a causa della mancanza di rifugi, le prime guide turistiche consigliavano di completare il giro in una giornata sola. Il percorso previsto era leggermente diverso: dalla Valle Po alla Valle Varaita passando per il Passo delle Sagnette, per una durata complessiva di circa 12 ore. Roba per camminatori di un certo calibro.

Da classica dell’escursionismo a trekking iconico

Nel XX secolo, con l’apertura dei rifugi lungo il percorso, il giro del Monviso divenne finalmente accessibile a un pubblico più ampio. Già noto agli escursionisti italiani negli anni ’60, fu reso particolarmente popolare dagli escursionisti francesi a partire dagli anni ’70.

C’è poi un legame profondo tra il Monviso e la storia dell’alpinismo italiano. Il 12 agosto 1863, Quintino Sella, allora Ministro del Regno d’Italia, guidò una cordata sulla vetta del Monviso. Da quell’esperienza nacque l’idea di fondare il Club Alpino Italiano, che vide la luce a Torino il 23 ottobre dello stesso anno.

E poi c’è il Buco di Viso: un tunnel scavato nella roccia a quasi 2.900 metri di quota, considerato il primo traforo alpino della storia. Attraversarlo con una torcia, sentendo il vento cambiare direzione mentre passi dal versante italiano a quello francese, è un’esperienza che da sola vale il viaggio.

Giro del Monviso: difficoltà e livello richiesto

Ti starai chiedendo: “Ma quanto è impegnativo davvero?” La risposta onesta è: dipende da come lo affronti.

Dal punto di vista tecnico, i sentieri che compongono il giro del Monviso sono quasi tutti classificati dal CAI come livello E (Escursionistico). Questo significa sentieri ben segnati, con segnavia chiari (V16, GTA, U09, U10 tra i principali), percorribili senza attrezzatura alpinistica. Se vuoi approfondire cosa significano queste sigle, consulta la nostra guida alla classificazione dei sentieri trekking.

I tratti classificati EE (Escursionisti Esperti) sono limitati: il passaggio sul Sentiero del Postino e il tratto che va da Pian Mait al Colle Armoine. Qui il terreno è più esposto, le pietraie richiedono passo sicuro e un minimo di esperienza in ambiente alpino.

In termini concreti, ecco cosa aspettarti:

  • Terreno: sentieri su terra battuta, mulattiere, pietraie, brevi tratti su roccia. Alcuni nevai residui possono permanere fino a estate inoltrata, soprattutto sotto il Colle delle Traversette
  • Dislivelli giornalieri: variabili da 360 a 1.200 metri in salita, a seconda della tappa e della variante scelta
  • Ore di cammino: da 3 a 7 ore al giorno nella versione classica in 4 tappe
  • Quota: si sta sempre sopra i 1.900 m, con punte oltre i 2.900 m.

La preparazione fisica consigliata è quella di chi cammina regolarmente in montagna. Non serve essere dei trail runner, ma dovresti essere in grado di affrontare 3-4 giorni consecutivi di cammino con lo zaino in spalla senza arrivare a sera completamente distrutto. Se il tuo ultimo trekking risale a qualche anno fa, meglio fare un paio di uscite di rodaggio nelle settimane precedenti.

A chi è adatto? A escursionisti con un minimo di esperienza in quota, fisicamente attivi, che non abbiano problemi a camminare 5-7 ore al giorno su terreno montano. A chi è sconsigliato? A principianti assoluti senza alcuna esperienza di sentieri alpini, a chi soffre di vertigini (alcuni tratti sono esposti) e a chi non è in condizione di affrontare dislivelli importanti per più giorni di fila.

Trekking del Monviso in Piemonte

Quanti giorni servono? Le varianti da 1 a 5 giorni

Una delle domande più frequenti sul giro del Monviso riguarda la durata. La risposta breve è: da 2 a 5 giorni, a seconda del tuo allenamento, del tempo a disposizione e di quanto vuoi goderti il percorso. Vediamo le opzioni nel dettaglio.

Giro del Monviso in un giorno

Tecnicamente possibile? Sì, ed è esattamente quello che si faceva nell’Ottocento, quando i rifugi non esistevano ancora. Il percorso storico prevedeva circa 12 ore di cammino dalla Valle Po alla Valle Varaita passando per il Passo delle Sagnette.

Oggi il giro del Monviso in un giorno è un’opzione riservata a trail runner molto allenati o escursionisti con una forma fisica eccezionale. Parliamo di 45 km e 2.600 m di dislivello senza sosta in rifugio: una sfida atletica, non un’escursione. Se il tuo obiettivo è vivere il percorso (e non sopravvivergli), lascia perdere questa opzione.

Giro del Monviso in 3 giorni

Il giro del Monviso in 3 giorni è la versione più classica con partenza da Pian del Re, in Valle Po. L’anello si sviluppa per circa 33,8 km con 2.200 m di dislivello complessivo, in senso orario. Funziona bene per chi ha buon allenamento e vuole completare il giro nel weekend lungo.

La suddivisione prevista dal Parco del Monviso:

  • Giorno 1: Pian del Re → Rifugio Quintino Sella. 6 km, 650 m D+, circa 3 ore. La tappa più breve e semplice, ideale da percorrere dopo il viaggio
  • Giorno 2: Rifugio Quintino Sella → Rifugio Vallanta. 13,9 km, 690 m D+, 890 m D-, circa 6 ore. Attraverso i Passi San Chiaffredo e Gallarino, con discesa alle Grange Gheit e risalita nel Vallone di Vallanta
  • Giorno 3: Rifugio Vallanta → Pian del Re. 13,8 km, 860 m D+, 1.280 m D-, circa 6 ore e 45. Risalita al Passo di Vallanta, discesa al Réfuge du Viso, passaggio al Buco di Viso o al Colle delle Traversette e rientro a Pian del Re

La seconda e la terza giornata sono impegnative: richiedono resistenza e buon passo. Ma se sei allenato, è assolutamente fattibile.

Giro del Monviso in 4 giorni (la versione classica)

Il giro del Monviso in 4 giorni è la suddivisione più equilibrata e quella che consigliamo. Le tappe hanno una durata ragionevole (da 3 a 7 ore), i dislivelli sono ben distribuiti e c’è il tempo per fermarsi, guardarsi intorno, attraversare il Buco di Viso senza fretta.

È la versione che permette di vivere il trekking anziché semplicemente percorrerlo e rientra a pieno titolo tra i viaggi trekking zaino in spalla più appaganti che si possano fare. Ne parliamo in dettaglio nella sezione dedicata alle tappe.

Giro del Monviso in 5 giorni e il Gran Tour

Per chi ha tempo, e gambe, il percorso può essere esteso a 5 giorni (o anche 6) includendo l’alta Val Pellice. Questa variante è nota come Gran Tour del Monviso e aggiunge alla versione classica la splendida Conca del Prà e la selvaggia Comba dei Carbonieri.

I rifugi coinvolti nell’estensione sono il Rifugio Barbara Lowrie, il Rifugio Barant (famoso come “Parco delle stelle” per l’assenza di inquinamento luminoso), il Rifugio Jervis e il Rifugio Granero. Il Gran Tour passa anche per il Colle Seilliere e il Giardino Botanico Bruno Peyronel (2.290 m), un’area protetta con oltre 300 specie di piante alpine.

Il giro del Monviso in 5 giorni è la scelta ideale per chi preferisce un ritmo lento e contemplativo, per chi ama camminare senza contare le ore, per chi vuole davvero esplorare ogni angolo di questo massiccio.

Trekking del Monviso in Piemonte

Le tappe del giro del Monviso classico in 4 giorni

Ecco la descrizione dettagliata delle 4 tappe nella versione classica, con partenza da Castello di Pontechianale in Val Varaita, il punto d’inizio consigliato anche dal Parco Naturale del Monviso. L’anello si sviluppa per circa 37,4 km con 2.450 m di dislivello complessivo, pernottando nei rifugi Quintino Sella, Giacoletti e Viso. Tieni presente che il giro può essere affrontato anche partendo da Pian del Re in Valle Po, con una suddivisione leggermente diversa delle tappe. Se cerchi altre idee per camminare in questa regione, dai un’occhiata alle nostre proposte di trekking in Piemonte oppure alla guida sulle migliori escursioni e trekking in Piemonte.

Tappa 1: da Castello di Pontechianale al Rifugio Quintino Sella

Dati tecnici:

  • Quota di partenza: 1.600 m circa (Castello di Pontechianale)
  • Quota di arrivo: 2.640 m
  • Dislivello in salita: 1.220 m
  • Dislivello in discesa: 190 m
  • Distanza: 11,9 km
  • Tempo di percorrenza: circa 5 ore e 45

Dal parcheggio di Castello (Pontechianale), vicino al Rifugio Alevè lungo la strada provinciale, si prende sulla destra, all’altezza della fontana, il sentiero che sale deciso lungo la destra idrografica del Torrente Vallanta.

In alternativa, si può partire direttamente dal paese di Castello: dalla chiesa si segue la stradina sulla destra che conduce al sentiero, inizialmente piuttosto ripido, che più avanti si addolcisce e si ricongiunge, sulla destra, con il percorso proveniente dal parcheggio del Rifugio Alevè.

Il cammino prosegue costeggiando il Torrente Vallanta. Si ignora il bivio sulla destra per il Rifugio Bagnour e si continua in salita fino alle Grange Gheit (1925 m). Qui si abbandona la mulattiera principale per imboccare, a destra, un sentiero che attraversa il torrente su una passerella in legno. Da qui si entra nel Bosco dell’Alevé, salendo fino a Pian Mayer (2126 m), un ampio pianoro erboso punteggiato di pini, dove il rio si allarga disegnando suggestivi meandri.

La salita continua nel Vallone delle Giargiatte, passando per la vasta conca del Gias Fons (2365 m), incastonata tra la Rocca Jarea e le Rocce Meano. Con una serie di tornanti si guadagna quota fino alla conca superiore.

Proseguendo lungo il sentiero, che passa poco distante dal Bivacco Bertoglio, si incontrano tre specchi d’acqua: il Lago Bertin (2701 m), un piccolo lago senza nome e il Lago Lungo (2743 m). Si raggiunge così il Passo di San Chiaffredo (2764 m), ampia sella sullo spartiacque tra la Valle Varaita e la Valle Po. Da qui la mulattiera traversa quasi in piano le pendici meridionali di Punta Trento e conduce in breve al Passo Gallarino (2727 m).

Al passo si svolta a sinistra e si inizia la discesa, tagliando a mezza costa i versanti orientali di Punta Trento e Punta Michelis. Si attraversa quindi la selvaggia conca dei Laghi delle Sagnette (2567 m) fino ad affacciarsi sul Lago Grande di Viso, dominato dall’imponente parete est del Monviso. Lasciato il lago sulla sinistra, si raggiunge in breve il Rifugio Quintino Sella (2640 m).

Tappa 2: dal Rifugio Quintino Sella al Rifugio Giacoletti

Dati tecnici:

  • Quota di partenza: 2.640 m
  • Quota di arrivo: 2.741 m
  • Dislivello in salita: 490 m
  • Dislivello in discesa: 380 m
  • Distanza: 6,65 km
  • Tempo di percorrenza: circa 3 ore

La tappa più breve del giro. Ma non lasciarti ingannare: breve non significa poco interessante. Al contrario, è una giornata che ti regala tempo e il tempo, in montagna, è la cosa più preziosa.

Dal Rifugio Quintino Sella (2640 m), storico presidio alpino dedicato al fondatore del CAI, si imbocca la mulattiera in direzione del Colle del Viso (2650 m). Il tracciato aggira il Viso Mozzo e inizia poi a scendere lungo le pendici della Rocca Truné.

Il sentiero taglia alla base la grande morena del Monviso e, con alcuni tornanti, porta al Lago Chiaretto (2261 m), riconoscibile per il suo intenso colore turchese. Tenendo la destra del lago si raggiunge un bivio intorno ai 2310 metri: qui si abbandona la mulattiera che scende verso il Pian del Re e si prende a sinistra il sentiero che risale alla Colletta dei Laghi (2389 m).

Dopo una breve discesa, il percorso riprende a salire in diagonale, lasciando più in basso, sulla destra, il Lago Lausetto. Intorno ai 2560 metri si incontra la deviazione per Punta Roma e il Passo Giacoletti.

Continuando invece sul sentiero principale, verso destra, si risalgono le pendici delle Rocce Alte e si attraversa un’ampia conca fino a raggiungere il Colle Losas, tra le Rocce Alte e Punta Udine. Qui sorge il Rifugio Giacoletti (2741 m), in posizione spettacolare, soprattutto al tramonto, quando la luce accende la parete nord-ovest del Monviso.

Tappa 3: dal Rifugio Giacoletti al Réfuge du Viso

Dati tecnici:

  • Quota di partenza: 2.741 m
  • Quota di arrivo: 2.460 m
  • Dislivello in salita: 350 m
  • Dislivello in discesa: 630 m
  • Distanza: 6,40 km
  • Tempo di percorrenza: circa 3 ore

Un’altra tappa relativamente breve in termini di chilometri, ma densa di emozioni. È il giorno in cui attraversi il confine tra Italia e Francia e lo fai nel modo più spettacolare possibile.

Dal Rifugio Giacoletti si raggiunge l’incrocio con il Sentiero del Postino (2.600 m) e si prosegue in salita verso Pian Mait (2.720 m). L’ultimo tratto attraversa una vasta pietraia, spesso coperta da un nevaio fino a estate inoltrata. In quest’area sono ancora visibili le matasse di filo spinato della Seconda Guerra Mondiale, un promemoria silenzioso di cosa è passato da queste montagne.

Ripidi tornanti portano a una casermetta (2.820 m) e poi al bivio per il Buco di Viso (2.860 m). Qui hai due opzioni: attraversare l’antico tunnel (serve una torcia, ne vale la pena) oppure proseguire in salita fino al Colle delle Traversette (2.950 m), il punto più alto dell’intero giro. Il Buco di Viso è considerato il primo traforo alpino della storia: attraversarlo sentendo il vento cambiare direzione mentre passi dal versante italiano a quello francese è un’esperienza che da sola vale il viaggio.

Dal colle la vista sul Queyras e sull’alta Valle Po è di quelle che ti fanno dimenticare la fatica. La discesa sul versante francese si svolge attraverso pietraie e tornanti fino a raggiungere in falsopiano il Réfuge du Viso (2.460 m, 65 posti letto, aperto da metà giugno a metà settembre).

Il rifugio francese ha un’atmosfera particolare: sei in un altro paese, la lingua cambia, la cucina cambia (forse non la migliore di tutto il giro!), ma le montagne sono le stesse. Visto che la tappa è breve, potresti approfittarne per esplorare i dintorni o semplicemente per stare seduto fuori dal rifugio a contemplare il versante ovest del Monviso.

Tappa 4: dal Réfuge du Viso a Castello di Pontechianale

Dati tecnici:

  • Quota di partenza: 2.460 m
  • Quota di arrivo: 1.600 m circa
  • Dislivello in salita: 390 m
  • Dislivello in discesa: 1.250 m
  • Distanza: 12,5 km
  • Tempo di percorrenza: circa 5 ore e 30

L’ultima tappa è la più lunga e chiude l’anello riportandoti al punto di partenza. È anche quella con il dislivello in discesa più consistente, quindi bastoncini e ginocchia allenate saranno i tuoi migliori alleati.

Dal Rifugio Viso si imbocca il sentiero che procede in leggera discesa a mezza costa. Dopo aver attraversato il torrente Guil, il tracciato riprende a salire e conduce in breve al Lago Lestio (2510 m), incastonato in una conca suggestiva ai piedi della cresta di Punta Roma.

Costeggiata la sponda meridionale del lago, si riprende a salire fino al Passo di Vallanta (2815 m), da cui si apre un bel colpo d’occhio sul Monviso. Dal colle si scende nel Vallone di Vallanta fino a un bivio: qui si può proseguire direttamente verso il rifugio Vallanta oppure tenere la destra e seguire un sentiero a mezza costa che si collega alla salita per il Passo della Losetta (2872 m).

Dal passo, una deviazione facile porta alla cima del Monte Losetta (3052 m), splendido punto panoramico sulla parete ovest del Monviso. Tornati al passo, si rientra sullo stesso itinerario fino al bivio e si riprende la discesa principale verso il Rifugio Vallanta (2450 m).

Dal rifugio il sentiero scende con pendenza graduale verso Pian Para (2350 m). Si continua sulla destra orografica del torrente, attraversandolo nei pressi del Gias d’Ajaut (fontana della salute, 2036 m).

Si passa quindi brevemente sulla sinistra orografica e, dopo la Grangia del Rio, si riattraversa il torrente. Poco più avanti, a circa 1900 metri, si incontra il bivio per il Passo di San Chiaffredo. Da qui, un’ultima e facile discesa lungo il Vallone di Vallanta riporta a Castello (1603 m).

Chi decide di salire al Monte Losetta deve considerare circa 350 metri di dislivello in più, sia in salita che in discesa.

Trekking del Monviso in Piemonte

Rifugi e posti tappa lungo il percorso

La rete di rifugi lungo il giro del Monviso è uno dei suoi punti di forza. Lungo l’anello e nelle sue immediate vicinanze trovi strutture per tutti i gusti, dal rifugio storico con 94 posti letto al bivacco essenziale da 8.

Ecco i principali, con le informazioni che servono per organizzarti.

Rifugi sul percorso classico:

  • Rifugio Pian della Regina (1.770 m) — Crissolo. 24 posti letto. Sempre aperto in estate, weekend e festività in inverno. Tel. +39 0175 94907
  • Rifugio Albergo Pian del Re (2.020 m) — Crissolo. 30 posti letto. Aperto da inizio giugno a fine settembre. Tel. +39 0175 94967
  • Réfuge du Viso (2.460 m) — Ristolas, Francia. 65 posti letto. Da metà giugno a metà settembre. Locale invernale non gestito (17 posti). Tel. +33 0492468181
  • Rifugio Vallanta (2.450 m) — Pontechianale. 75 posti letto. Da metà giugno a fine settembre. Locale invernale (25 posti). Tel. +39 0175 956025
  • Rifugio Quintino Sella (2.640 m) — Crissolo. 94 posti letto. Da metà giugno a fine settembre. Locale invernale (25 posti). Tel. +39 0175 94943
  • Rifugio Alpetto (2.268 m) — Oncino. 24 posti letto. Da inizio giugno a fine settembre. Locale invernale (8 posti). Tel. +39 340 5130792

Rifugi nelle vicinanze e varianti:

  • Rifugio Vitale Giacoletti (2.741 m) — Crissolo. 56 posti letto. Da metà giugno a metà settembre. Locale invernale (5 posti)
  • Rifugio Alevé (1.600 m) — Pontechianale. Da giugno a settembre e weekend invernali
  • Rifugio Bagnour (2.017 m) — Pontechianale. 20 posti letto. Da giugno a settembre
  • Rifugio Grongios Martre (1.733 m) — Pontechianale. 12 posti letto. Sempre aperto su prenotazione
  • Bivacco Pietro Bertoglio (2.741 m) — Non gestito, sempre aperto per emergenze. 8 posti

Attenzione: nei mesi di luglio e agosto i rifugi si riempiono velocemente. Prenotare con almeno 2-3 settimane di anticipo non è un consiglio, è una necessità. In particolare il Réfuge du Viso e il Rifugio Quintino Sella registrano sempre il tutto esaurito nei weekend di alta stagione.

Come arrivare e da dove partire

Il giro del Monviso può essere iniziato da tre punti diversi, ciascuno con i propri vantaggi.

Partenza dalla Valle Po (Pian del Re / Pian della Regina)

È il punto di partenza più classico. Si risale la valle lungo la SP26 fino a Crissolo, poi si prosegue sulla SP234 fino a Pian del Re. Qui c’è un parcheggio a pagamento; posti auto gratuiti sono disponibili qualche chilometro più a valle, in località Pian della Regina.

In autobus: linee Bus Company da Saluzzo a Paesana, poi Consorzio Autonoleggiatori Cuneesi sulla linea Barge-Paesana-Crissolo. Nei mesi estivi è disponibile un servizio navetta da Crissolo a Pian del Re.

Partenza dalla Val Varaita (Castello di Pontechianale)

Si percorrono la SP8 e la SP105 fino alla frazione Castello di Pontechianale, riconoscibile per la grande diga. Dal centro del borgo si imbocca il sentiero U09 – GTA che risale il Vallone di Vallanta, raggiungendo il percorso principale in circa 1 ora presso le Grange Gheit.

In autobus: linee Bus Company da Saluzzo.

Partenza dalla Francia (Valle del Guil)

In auto, si percorre la D947 da Guillestre verso Ristolas fino al parcheggio di Roche Ecroulée. Da qui il sentiero conduce al Réfuge du Viso.

In autobus: servizio navetta fino a L’Echalp (orari su queyras-montagne.com).

Quando fare il giro del Monviso

La finestra stagionale per il giro del Monviso è relativamente stretta. Il periodo ottimale va da metà giugno a metà settembre, con il picco in luglio e agosto.

Ci sono due fattori che determinano l’apertura della stagione: l’innevamento residuo sui colli (il Colle delle Traversette a 2.950 m può restare innevato fino a fine giugno nelle annate con molta neve) e l’apertura dei rifugi, che generalmente avviene tra metà giugno e inizio luglio.

A inizio stagione (metà giugno – inizio luglio) i nevai sono ancora presenti, i sentieri meno battuti, i rifugi meno affollati. Serve un po’ più di esperienza per gestire i tratti innevati, ma la montagna ha un fascino diverso.

In piena estate (luglio-agosto) le condizioni sono generalmente le più favorevoli: sentieri sgombri, rifugi aperti, giornate lunghe. Il rovescio della medaglia è l’affollamento, soprattutto nei weekend.

A fine stagione (settembre) le giornate si accorciano, le temperature calano, ma l’esperienza ripaga ampiamente. Tieni presente che alcuni rifugi chiudono già a metà settembre.

Il meteo in quota è per definizione variabile. Anche in piena estate i temporali pomeridiani sono frequenti e le temperature notturne possono scendere sotto lo zero ai colli. Portare abbigliamento adeguato e controllare le previsioni prima della partenza non è mai un optional.

Cosa mettere nello zaino

Fare il giro del Monviso con lo zaino giusto e soprattutto con il contenuto giusto, cambia l’esperienza.

Ecco l’essenziale, senza eccedere.

  • Calzature: scarponi da trekking con suola rigida e caviglia alta. Le pietraie e i nevai richiedono supporto e grip
  • Abbigliamento a strati: intimo tecnico, pile o softshell, guscio impermeabile e antivento. In quota il tempo cambia in fretta
  • Bastoncini da trekking: non obbligatori, ma molto utili sulle discese ripide e le pietraie
  • Torcia frontale: indispensabile per attraversare il Buco di Viso. Utile anche in rifugio
  • Cartografia: la carta “Valle Po e Monviso” di Fraternali Editore (scala 1:25.000) o la “Parco del Monviso” di Geo4Map (1:25.000). Porta anche una traccia GPX caricata su smartphone o GPS, ma non affidarti solo a quella
  • Protezione solare: crema, occhiali da sole, cappello. A 2.500-2.900 m l’esposizione UV è intensa
  • Acqua: almeno 1,5 litri. Lungo il percorso si trovano sorgenti, ma non ovunque
  • Kit primo soccorso base
  • Sacco lenzuolo: richiesto nella maggior parte dei rifugi

Il peso dello zaino ideale? Tra i 7 e i 10 kg per un trekking in autonomia con pernottamento in rifugio (quindi senza tenda né fornello). Se riesci a stare sotto gli 8 kg, le tue ginocchia ti ringrazieranno al terzo giorno. Per una panoramica più completa, leggi la nostra guida completa alla preparazione dello zaino. E se l’idea di portare 8-10 kg sulle spalle per più giorni non ti entusiasma, valuta l’opzione di un trekking con trasporto bagaglio: cambi completamente l’esperienza.

Trekking del Monviso in Piemonte

Il giro del Monviso con cane: regole da conoscere

Se stai pensando di portare il tuo cane, ci sono alcune regole importanti da considerare.

In territorio italiano, il percorso può essere affrontato con il cane, purché tenuto al guinzaglio o sotto il diretto controllo del padrone. Le norme del Parco Naturale del Monviso lo consentono, a patto di rispettare il regolamento di fruizione.

In Francia, la situazione cambia radicalmente. Il regolamento della Riserve Naturelle Nationale de Ristolas Mont-Viso vieta l’accesso ai cani. Questo significa che il tuo amico a quattro zampe non può oltrepassare il Passo delle Traversette, il Passo di Vallanta e il Colle Seilliere in direzione della Valle del Guil.

In pratica, se vuoi fare il giro completo con il cane, devi trovare una soluzione per la parte francese, il che rende la cosa piuttosto complicata. Un’alternativa è percorrere solo la porzione italiana del giro, rinunciando al passaggio in Queyras. Prima di partire, verifica sempre le regole aggiornate sul sito del Parc Naturel Régional du Queyras.

Giro del Monviso organizzato: camminare con una guida

Perché scegliere un trekking organizzato

Non tutti vogliono, o possono, organizzare un trekking di più giorni in autonomia. Prenotare i rifugi, studiare le tappe, gestire la logistica dei trasferimenti, valutare le condizioni del percorso: è un lavoro che richiede tempo ed esperienza.

Un giro del Monviso organizzato risolve tutto questo. Ma c’è di più: camminare con una guida che conosce il territorio trasforma l’esperienza. Non si tratta solo di sicurezza (anche se quella conta, soprattutto in quota), ma di accesso a una conoscenza che non trovi su nessuna app. La guida sa dove fermarsi per lo scorcio migliore, conosce la storia di ogni rifugio e sa leggere il meteo.

Poi c’è la dimensione del gruppo. Camminare con altre persone, condividere la fatica e la meraviglia, arrivare in rifugio e ritrovarsi a tavola insieme: è una parte dell’esperienza che spesso si sottovaluta e che invece resta più di qualsiasi panorama.

Il giro del Monviso con Duma c’anduma

Con Duma c’anduma il giro del Monviso diventa qualcosa di più di un trekking. Il nome, un’espressione in dialetto piemontese che significa “andiamo che andiamo“,dice già molto: è un invito a mettersi in cammino senza troppi fronzoli, con leggerezza e con cuore.

I viaggi sono strutturati per piccoli gruppi di massimo 8-12 persone. La guida cammina con il gruppo, non davanti: niente fretta, niente performance, niente classifiche di dislivello. Se c’è qualcosa da vedere lungo il sentiero, ci si ferma. Se qualcuno ha bisogno di un momento, si aspetta.

Il pacchetto include la guida escursionistica per l’intero viaggio, i pernottamenti in rifugio, i pasti e il programma dettagliato giorno per giorno. Tu porti lo zaino (e la voglia di camminare), al resto pensiamo noi.

Nel catalogo trovi il trekking del Monviso e giro dei rifugi della Val Pellice: un’esperienza che unisce l’anello classico con l’esplorazione delle valli piemontesi più autentiche.

Amiamo fare le cose coi piedi. E ci piace farle in compagnia.

Cartografia e tracce GPX

Per un trekking di più giorni in quota, affidarsi solo allo smartphone non è una buona idea. Le batterie si scaricano, il segnale GPS può essere instabile tra le pareti rocciose, e restare senza navigazione a 2.800 m non è il massimo.

Le carte escursionistiche consigliate sono due:

  • “Valle Po e Monviso” — Fraternali Editore, scala 1:25.000. Dettagliatissima, con sentieri, rifugi, sorgenti e curve di livello ben leggibili
  • “Parco del Monviso” — Geo4Map, scala 1:25.000. Ottima alternativa con copertura dell’intera area protetta

Per le tracce GPX, il sito dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso mette a disposizione i file scaricabili per ogni tappa. Caricale su un’app di navigazione offline (Komoot, Outdooractive, Avenza Maps) prima di partire e assicurati di avere le mappe offline scaricate.

Un consiglio: porta entrambe le cose. La carta per il contesto generale e la pianificazione, il GPS per la navigazione in tempo reale. La ridondanza, in montagna, non è mai eccessiva.

Trekking del Monviso in Piemonte

A questo punto hai tutto

Ricapitoliamo i punti chiave.

Il giro del Monviso è un anello di circa 45 km e 2.600 m di dislivello intorno alla vetta più alta delle Alpi Cozie, percorribile in 3, 4 o 5 giorni a seconda del tuo allenamento e del tempo a disposizione. La difficoltà è escursionistica (E) con brevi tratti per esperti (EE), accessibile a chi ha un minimo di dimestichezza con i sentieri alpini. Il percorso attraversa paesaggi straordinari, dalle sorgenti del Po al Buco di Viso, dai laghi cristallini del Passo di San Chiaffredo al Bosco dell’Alevé, ed è servito da una rete di rifugi eccellente. Il periodo migliore va da metà giugno a metà settembre, con prenotazione anticipata dei rifugi in alta stagione.

Non ci resta che la parte più importante: partire.

Che tu scelga di farlo in autonomia, con gli amici o con un trekking organizzato che ti tolga ogni pensiero logistico, il giro del Monviso è uno di quei cammini che cambiano il modo in cui guardi la montagna. E se dopo il Monviso vorrai continuare a camminare, scopri tutti i nostri trekking organizzati in Italia.

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