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Dove ci si chiede se la fatica è un valore

Nei pochi frame di questi highlight in cui si vede Patrick Bohard (vincitore di questa edizione del Tor des Geants) perseverare ad andare avanti, viene più che mai da chiedersi: ma perché?

Intanto, lui, della fatica, se ne frega. Non perché è scemo (non sempre, là), ma perché per lui…non è un valore. O meglio, non essendo più un piacere…non è un valore. Con una pervicacia che ha dell’ammirevole, il barbaro ha smesso di pensare che la via per il senso passi per la fatica, e che il sangue del mondo scorra in profondità dove solo un duro lavoro di scavo può raggiungerlo.

Alessandro Baricco
(I Barbari – Saggio sulla mutazione)

Al contrario di quanto molti possono pensare, chi affronta una fatica per noi inimmaginabile non ha alcuna colpa da espiare.
Credo, piuttosto, che chi scorge piacere nella fatica, abbia trovato in essa una compagna di cammino a cui aprirsi, a cui dire parole silenziose che non si riescono a dire in altri modi. C’è chi, sempre grazie alla fatica, riesce a trovare quella “via per il senso” che passa attraverso un movimento orizzontale (quello dei suoi passi) per arrivare ad un movimento verticale, che lo porta in profondità.

Se da un lato non vi è espressione più evocativa, in grado di rappresentare la vita come “mettersi ed essere in cammino“, anche la fatica, intesa come esercizio, superamento dei propri limiti, come progressione verso un orizzonte più lontano, può diventare un valore con lo stesso potere simbolico.

Accettare e riconoscere la fatica significa aver affrontato una vita in salita ed aver preso la consapevolezza che quella stessa “fatica di vivere” che spesso inibisce il nostro progredire nella direzione dei nostri sogni, è andare avanti nonostante tutto, nonostante tutti.

Poi, c’è anche chi va avanti e lo fa col sorriso. Come Bruno.
Ma questa, forse, è la storia di chi le ha viste veramente tutte e ha imparato ad accettare tutto quanto la vita gli restituisce.

Vorrei mettere dentro la testa di ‘sti ragazzi che la fatica ti rilassa, è la medicina del pianeta…dopo lavoro meglio, mangio, studio, il corpo si distende nella fatica. Lo stress non è altro che la mancanza di fatica fisica.
Si rifiuta la fatica e la pagheremo.

Mauro Corona
(Confessioni ultime – intervista documentario)

 

2 Responses
  1. Alessandro Gogna

    Sono pienamente d’accordo con quanto dice così bene Gabriele Ferreri, supportato da Baricco e Corona.
    Senza fatica non siamo in grado di provare alcun reale piacere. E non provare piacere significa non avere desideri. Ma non nel senso predicato da Buddha. Nel senso di chi non prova desideri perché è come fosse ancora nella pancia della mamma.

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