Ti è mai capitato di trovarti davanti a un cartello con scritto E, EE o EEA e non avere la minima idea di cosa significassero quelle sigle? Magari stavi per imboccare un sentiero in montagna, zaino in spalla e voglia di camminare, ma quel cartello ti ha fatto venire il dubbio: “Sarà adatto a me questo percorso?” È una situazione più comune di quanto pensi e la risposta sta tutta nella classificazione dei sentieri trekking.
Conoscere la scala di difficoltà dei sentieri CAI non è un vezzo da esperti. È il primo passo per vivere un’escursione in sicurezza senza ritrovarsi su un terreno impervio quando ci si aspettava una passeggiata rilassante. Nel 2026, con oltre 60.000 km di sentieri segnati e curati dal Club Alpino Italiano, orientarsi tra sigle, tipologie e segnaletica è diventato indispensabile per chiunque ami camminare all’aria aperta.
In questa guida troverai tutto quello che ti serve: il significato delle sigle sentieri montagna (T, E, EE, EEA, EAI), la differenza tra i vari tipi di sentieri, come leggere la segnaletica CAI e soprattutto come scegliere il percorso più adatto al tuo livello di preparazione. Che tu sia alla prima escursione o un camminatore con centinaia di chilometri nelle gambe, qui c’è qualcosa di utile anche per te.

Cosa significa classificare un sentiero e perché è importante
Prima di entrare nel dettaglio delle sigle, vale la pena capire da dove nasce questa classificazione e chi l’ha pensata.
Il Club Alpino Italiano, fondato nel 1863 e oggi punto di riferimento con circa 310.000 aderenti, 800 sezioni e la gestione di oltre 700 rifugi su tutto il territorio nazionale, ha adottato a livello nazionale una scala per distinguere le difficoltà escursionistiche degli itinerari. Non si tratta di un sistema arbitrario: la classificazione tiene conto di tre parametri oggettivi fondamentali, e cioè il dislivello, la distanza planimetrica e la segnaletica del percorso.
Ora, è vero che la percezione della difficoltà cambia da persona a persona. Chi cammina da anni su terreni esposti potrebbe trovare banale un sentiero che per un principiante risulta impegnativo. Però avere un riferimento comune e condiviso, una specie di linguaggio universale del trekking, permette a tutti di fare scelte consapevoli. Sapere cosa si nasconde dietro la sigla EE prima di partire può fare la differenza tra un’escursione memorabile e una giornata di panico su un ghiaione.
Detto questo, entriamo nel cuore della questione.
Scala difficoltà sentieri CAI: tutte le sigle spiegate
Ecco le quattro sigle principali della scala di difficoltà escursionistica, più una quinta che molti non conoscono. Sono le lettere che trovi stampate sulle tabelle segnavia lungo i sentieri italiani, e conoscerle ti permette di pianificare ogni uscita con la giusta consapevolezza.
T – turistico: il sentiero per chi inizia
La sigla T indica un itinerario turistico, il livello più accessibile della classificazione. Si tratta di percorsi che si sviluppano su stradine, mulattiere o comodi sentieri, con tracciati ben evidenti che non pongono problemi di orientamento.
Il dislivello è generalmente inferiore ai 500 metri. I sentieri T sono spesso percorsi di accesso ad alpeggi o rifugi di bassa quota e si svolgono in genere sotto i 2000 metri.
Ma attenzione a non confondere “turistico” con “banale”. Serve comunque una certa conoscenza dell’ambiente montano e un minimo di preparazione fisica alla camminata. Non è la passeggiata sul lungomare, è pur sempre montagna, con le sue variabili di meteo, terreno e quota.
Nella pratica, camminare su un sentiero T significa trovare sotto i piedi un fondo compatto e regolare, con segnalazioni chiare e frequenti. Il ritmo è disteso, hai tempo di guardarti intorno, di fermarti a osservare il panorama senza l’ansia di dover affrontare passaggi tecnici. È il punto di partenza ideale per chi si avvicina al trekking per la prima volta.
E – escursionistico: il cuore del trekking
La sigla E sta per escursionistico e rappresenta il livello più diffuso nella rete sentieristica italiana, circa il 75% degli itinerari rientra in questa categoria.
Qui il terreno cambia. I sentieri si sviluppano quasi sempre su tracce di passaggio in terreno vario: pascoli, detriti, pietraie. Le segnalazioni sono di solito presenti, ma possono esserci tratti su pendii ripidi, passaggi esposti protetti da barriere o assicurati con cavi, e brevi tratti su roccia che non richiedono però l’uso di attrezzatura specifica come imbracatura o moschettoni.
Il dislivello è normalmente compreso tra i 500 e i 1000 metri.
Per affrontare un sentiero E servono un certo senso di orientamento, esperienza e conoscenza del territorio montagnoso, allenamento alla camminata e, dettaglio che molti sottovalutano, calzature ed equipaggiamento adeguati. Le scarpe da ginnastica che usi in palestra non vanno bene su una pietraia a 1800 metri.
La differenza rispetto al T si sente nelle gambe e nella testa. Il terreno diventa meno prevedibile, il percorso richiede più attenzione, e il corpo lavora di più su dislivelli che iniziano a farsi sentire. Ma è proprio qui che il trekking comincia a regalare le soddisfazioni più grandi.
EE – escursionisti esperti: quando il sentiero si fa serio
Ti starai chiedendo: cosa significa sentiero EE esattamente?
La sigla EE indica un itinerario per escursionisti esperti, ed è qui che il gioco si fa impegnativo. I percorsi non sono sempre segnalati e implicano la capacità di muoversi su terreni particolari: pendii ripidi e scivolosi, misti di roccia ed erba, pietraie, brevi nevai non ripidi e tratti rocciosi con lievi difficoltà tecniche.
Il dislivello è generalmente superiore ai 1000 metri.
Per un sentiero EE servono esperienza di montagna consolidata, buona conoscenza dell’ambiente alpino, passo sicuro e soprattutto assenza di vertigini. L’equipaggiamento deve essere adeguato e la preparazione fisica all’altezza di una giornata di cammino anche impegnativa.
La differenza tra E e EE si gioca su tre aspetti concreti. Il primo è il terreno: su un E cammini quasi sempre su sentiero tracciato, su un EE potresti trovarti su una traccia labile in mezzo a un ghiaione. Il secondo è l’esposizione: un E può avere tratti esposti ma sono protetti, un EE può presentarti passaggi in cui la protezione non c’è. Il terzo è l’autonomia: su un EE devi saper prendere decisioni in autonomia, leggere il terreno, valutare i rischi. Non è più il sentiero che ti guida, sei tu che devi guidare te stesso.
EEA – escursionisti esperti con attrezzatura: vie ferrate e sentieri attrezzati
La sigla EEA identifica percorsi attrezzati e vie ferrate per i quali è necessario l’uso di dispositivi di autoassicurazione: imbracatura, dissipatore, moschettoni, cordini e casco.
Qui non si tratta più di camminare e basta. Un itinerario EEA conduce su pareti rocciose o su creste e cenge attrezzate con funi e scale metalliche, senza le quali il procedere sarebbe una vera e propria arrampicata.
Serve sapere utilizzare in sicurezza l’equipaggiamento tecnico e avere una certa abitudine all’esposizione e ai terreni alpinistici. Non è qualcosa che si improvvisa: prima di affrontare un EEA bisogna aver accumulato esperienza sui gradi precedenti e, idealmente, aver fatto pratica con qualcuno che sappia insegnarti le manovre di autoassicurazione.
La differenza tra un sentiero attrezzato e una via ferrata sta nella presenza di strutture o attrezzature per progredire. Il sentiero attrezzato presenta infissi come funi corrimano e brevi scale che però non snaturano la continuità del percorso, resta un cammino, seppur impegnativo. La via ferrata, invece, è un itinerario dove le strutture metalliche sono indispensabili per progredire: senza di esse ti troveresti a dover arrampicare.
EAI – escursionismo in ambiente innevato: la sigla che molti non conoscono
C’è una quinta sigla che spesso sfugge anche ai camminatori più assidui: EAI, che sta per escursionismo in ambiente innevato.
Si tratta di itinerari che richiedono l’uso di racchette da neve, con percorsi evidenti e riconoscibili in ambiente invernale. I dislivelli e le difficoltà sono generalmente contenuti: parliamo di fondovalle, zone boschive non impervie o crinali aperti e poco esposti.
L’EAI non va confuso con lo scialpinismo o l’alpinismo invernale. È pensato per chi vuole vivere la montagna anche nella stagione fredda, ma su terreni che garantiscano sicurezza di percorribilità anche con il manto nevoso.
Tabella riepilogativa: tutte le sigle a colpo d’occhio
| Sigla | Nome completo | Dislivello indicativo | Terreno | Esperienza richiesta | Equipaggiamento |
|---|---|---|---|---|---|
| T | Turistico | < 500 m | Stradine, mulattiere, sentieri comodi | Minima, conoscenza base dell’ambiente montano | Calzature comode, abbigliamento adatto |
| E | Escursionistico | 500 – 1000 m | Sentieri, tracce su terreno vario, pascoli, pietraie | Senso di orientamento, allenamento alla camminata | Scarponi da trekking, equipaggiamento adeguato |
| EE | Escursionisti esperti | > 1000 m | Terreno impervio, pendii ripidi, ghiaioni, brevi nevai | Esperienza consolidata, passo sicuro, no vertigini | Equipaggiamento completo, bastoncini |
| EEA | Escursionisti esperti con attrezzatura | Variabile | Vie ferrate, pareti rocciose, creste attrezzate | Tecnica di autoassicurazione, abitudine all’esposizione | Imbracatura, dissipatore, moschettoni, casco |
| EAI | Escursionismo ambiente innevato | Contenuto | Fondovalle innevato, zone boschive, crinali poco esposti | Conoscenza ambiente invernale | Racchette da neve, abbigliamento invernale |
Classificazione delle vie ferrate: la scala da F a MD
Le vie ferrate hanno una scala di difficoltà tutta loro, separata da quella escursionistica. Conoscerla è fondamentale se hai intenzione di avventurarti su percorsi attrezzati, perché la differenza tra una ferrata facile e una molto difficile è enorme.
F – Facile: il tracciato è molto protetto, ben segnato e poco esposto. Le strutture metalliche si limitano al solo cavo o catena, fissati per migliorare la sicurezza ma che un alpinista esperto potrebbe anche non usare.
PD – Poco difficile: il percorso diventa più articolato, con canali, camini e qualche tratto verticale. L’attrezzatura prevede cavi, catene, pioli e scale metalliche fisse. L’esposizione inizia a farsi sentire.
D – Difficile: qui il tracciato è spesso verticale, molto articolato e con lunghi tratti di esposizione. Le funi metalliche, le catene e i pioli sono presenti, ma serve un impegno fisico significativo per progredire.
MD – Molto difficile: rocce molto ripide, tratti strapiombanti e pochi appoggi. Servono notevole forza fisica e nervi saldi. Le attrezzature fisse ci sono, ma i gradini artificiali sono solo occasionali.
Esiste anche il grado E – Estremo, riservato a tracciati strapiombanti dove gli appoggi sono quasi esclusivamente naturali e i pioli praticamente assenti. La forza nelle braccia diventa determinante, e senza tecnica di arrampicata la progressione risulta eccezionalmente difficile.

Tipi di sentieri in montagna: non solo una questione di difficoltà
Oltre alla scala di difficoltà, la Commissione Centrale Escursionismo del CAI ha definito una classificazione che distingue i sentieri per tipologia. Questo aspetto viene spesso trascurato, ma conoscerlo ti aiuta a capire davvero cosa aspettarti da un percorso.
Sentiero escursionistico e sentiero alpinistico
Il sentiero escursionistico è il tipo più comune e rappresenta la spina dorsale della rete sentieristica italiana. Corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali o militari, oppure a sentieri di accesso a rifugi e di collegamento fra valli. Nella scala CAI è classificato E.
Il sentiero alpinistico è tutt’altra storia. Si sviluppa in zone impervie, con passaggi che richiedono una buona conoscenza della montagna e tecnica di base. Corrisponde generalmente a itinerari di traversata nella montagna medio-alta e può presentare tratti attrezzati con funi corrimano e brevi scale. Nella scala CAI è classificato EE.
La differenza sostanziale è che sul sentiero escursionistico il cammino è il protagonista, il terreno collabora con te. Sul sentiero alpinistico, invece, il terreno ti mette alla prova e richiede che tu sappia rispondere.
Sentiero attrezzato e via ferrata: come distinguerli
Questa è una distinzione che genera molta confusione, eppure è fondamentale.
Il sentiero attrezzato presenta infissi come funi corrimano e brevi scale che agevolano il passaggio ma non snaturano la continuità del percorso. È un sentiero, seppur impegnativo. Nella scala CAI rientra nel grado EE.
La via ferrata è un itinerario su pareti rocciose o creste aeree, preventivamente attrezzato con funi e scale senza le quali il procedere sarebbe arrampicata vera e propria. Richiede casco, imbracatura e dissipatore e rientra nel grado EEA.
Un buon modo per capire la differenza: sul sentiero attrezzato le strutture metalliche ti aiutano, sulla via ferrata sono indispensabili.
Sentieri storici e sentieri tematici
I sentieri storici ripercorrono antiche vie con l’obiettivo di stimolare la conoscenza e la valorizzazione dei luoghi visitati. Pensa alla Via Francigena, ai cammini appenninici, alle vie del sale che collegavano il Piemonte alla Liguria. Tecnicamente presentano di solito difficoltà di livello T o E.
I sentieri tematici hanno invece uno scopo didattico e formativo specifico: possono essere a tema naturalistico, glaciologico, geologico o religioso. Sono spesso attrezzati con tabellature informative e punti di osservazione predisposti, e si sviluppano in genere all’interno di parchi naturali o riserve. Anche questi sono solitamente brevi e di livello T o E, accessibili anche a chi ha poca esperienza.
Itinerari per durata: dalla passeggiata al trekking di più giorni
La classificazione dei sentieri tiene conto anche della durata del percorso, e qui si apre un mondo.
Gli itinerari di breve percorrenza sono brevi anelli lungo sentieri escursionistici, della durata massima di 1-2 giorni di cammino. Sono largamente diffusi, generalmente adatti anche all’escursionista inesperto.
Gli itinerari di media percorrenza, i classici trekking e le alte vie, durano da 3 a 7 giorni e si estendono per 40-100 km. Sono adatti a escursionisti in genere esperti e devono essere ben segnalati e supportati da ricettività lungo il percorso (rifugi, bivacchi, strutture ricettive).
Gli itinerari di lunga percorrenza sono i grandi cammini: centinaia di chilometri, molti giorni di marcia. Il Sentiero Italia, i sentieri europei, le dorsali appenniniche. Sono in generale agevoli e segnalati, con ricettività garantita lungo tutto il tracciato.
Sentieri di fondovalle, di accesso e di traversata
Un’ultima classificazione riguarda la posizione geografica del sentiero rispetto alla montagna.
I sentieri di fondovalle interessano prevalentemente il fondovalle e collegano i paesi tra loro o i paesi con la bassa e media montagna. Sono spesso il punto di partenza per escursioni più impegnative.
I sentieri di accesso dai fondovalle portano verso l’alto: rifugi, forcelle, passi e cime. Sono il collegamento tra la civiltà e la montagna vera e propria.
I sentieri di traversata collegano le valli tra loro o portano da rifugio a rifugio. Sono il cuore dei trekking itineranti di più giorni, quelli in cui ogni sera arrivi in un posto diverso con una storia nuova da raccontare.

Come leggere la segnaletica dei sentieri CAI
Saper decifrare le sigle di difficoltà è solo metà del lavoro. L’altra metà è capire la segnaletica che trovi lungo il percorso, quei segni, tabelle e simboli che sono il filo d’Arianna dell’escursionismo italiano.
I colori adottati dal CAI per la segnaletica dei sentieri sono il bianco e il rosso. Imparare a riconoscerli e interpretarli ti rende più sicuro e autonomo su qualsiasi sentiero.
Segnaletica verticale: tabelle e cartelli
La tabella segnavia è quella che incontri più spesso. È di colore bianco (o tinta legno) con punta rossa e coda bianco-rossa. Indica la direzione delle località di destinazione e il tempo indicativo necessario per raggiungerle. Nello spazio bianco della coda trovi il numero del sentiero. La trovi alla partenza degli itinerari e agli incroci più importanti.
A proposito dei tempi: vengono calcolati su una media di 250-300 metri di dislivello l’ora in salita, mentre la discesa si considera pari a circa due terzi del tempo di salita. I tempi non prevedono le soste, quindi tienine conto quando pianifichi la giornata.
La tabella di località è bianca o color legno e la trovi ai punti significativi del percorso: passi, forcelle, piccoli centri abitati. Indica il nome del luogo e la quota, informazioni preziose per orientarti sulla cartografia.
La tabella per via ferrata si distingue dalle altre: è in metallo e di colore rosso con scritte bianche. La trovi all’inizio dei sentieri di accesso alle ferrate e invita in quattro lingue a usare correttamente le attrezzature e ad autoassicurarsi.
Esistono poi le tabelle dei sentieri tematici, quelle con la scritta “Rispetta la natura segui il sentiero” (posizionate dove ci sono scorciatoie da evitare) e i grandi tabelloni d’insieme che trovi nei paesi o nei principali punti di accesso, con la mappa completa degli itinerari della zona.
Segnaletica orizzontale: segnavia, ometti e frecce
La segnaletica orizzontale è quella che trovi dipinta direttamente su sassi e tronchi d’albero lungo il cammino. È considerata secondaria rispetto alle tabelle, ma nella pratica è quella che consulti di più.
Il segnavia semplice bianco-rosso è il segno più diffuso. Due bande sovrapposte, bianca sopra, rossa sotto, che indicano la continuità del sentiero. Li trovi ogni 200-300 metri quando il percorso è evidente, più ravvicinati quando il terreno rende difficile l’orientamento.
Il segnavia a bandiera è una variante che riporta anche il numero del sentiero tra le bande bianche e rosse. Lo trovi all’inizio del percorso e in prossimità dei bivi.
La freccia rossa è un segnale che pochi conoscono: indica la presenza di una sorgente, una fonte o un rio d’acqua nelle vicinanze. La freccia punta nella direzione dell’acqua e indica la distanza. Un’informazione che in estate, su certi sentieri, vale oro.
I picchetti segnavia sono pali piantati nel terreno, verniciati con il segnavia bianco-rosso nella parte superiore. Li trovi sui sentieri che attraversano terreni aperti o pascoli dove mancano elementi naturali su cui apporre i segni e dove l’orientamento potrebbe risultare difficile.
Infine, gli ometti di pietra: alti 40-50 centimetri, costruiti impilando sassi in forma piramidale. Sono un sistema di segnaletica antico, naturale e discreto, visibile anche in condizioni difficili — comprese le nevicate improvvise in alta montagna. Quando ne trovi uno, rispettalo: qualcuno l’ha messo lì con cura per aiutare chi verrà dopo.
Come scegliere il sentiero giusto per il tuo livello
A questo punto conosci le sigle, le tipologie e la segnaletica. Ma come tradurre tutto questo nella pratica quotidiana? Come si sceglie il sentiero adatto alla propria preparazione, senza sopravvalutarsi né privarsi di esperienze alla propria portata?
Valuta la tua preparazione fisica con onestà
La prima regola è anche la più difficile: essere onesti con se stessi.
Chiediti quante ore di cammino riesci a sostenere con continuità, qual è il dislivello massimo che hai affrontato senza problemi e come reagisci alla fatica prolungata. Se hai dubbi, parti sempre dal livello inferiore. Meglio un sentiero T goduto con calma che un EE sofferto con il fiatone.
Tieni presente che la difficoltà reale di un sentiero dipende anche da fattori che la classificazione non può prevedere: le condizioni meteo (la pioggia trasforma un sentiero E in qualcosa di molto più impegnativo), la stagione (un nevato residuo in primavera cambia tutto), il peso dello zaino e il tuo stato di forma in quella giornata specifica.
Equipaggiamento adeguato per ogni livello di difficoltà
L’equipaggiamento non è un optional ma parte integrante della tua sicurezza.
Per i sentieri T ed E servono calzature da trekking con suola scolpita (niente sneaker), abbigliamento a strati per adattarsi ai cambi di temperatura, zaino con acqua sufficiente, cartina del percorso e un minimo di cibo di riserva.
Per i sentieri EE si aggiungono i bastoncini da trekking (fanno una differenza enorme su terreni ripidi e instabili), una maggiore confidenza con la cartografia e la capacità di leggere il terreno per anticipare le difficoltà.
Per i sentieri EEA l’equipaggiamento diventa tecnico: imbracatura, set da ferrata con dissipatore di energia, moschettoni, casco omologato e guanti. E soprattutto serve sapere come si usano — non basta averli nello zaino.
Sicurezza in montagna: le regole che fanno la differenza
Alcune regole valgono indipendentemente dal livello di difficoltà.
Controlla sempre il bollettino meteo prima di partire e non sottovalutare i cambiamenti improvvisi, soprattutto in quota. Comunica il tuo itinerario a qualcuno che non viene con te: un familiare, un amico, il gestore del rifugio. Parti con un orario che ti garantisca un buon margine di luce, specialmente in autunno e inverno.
E poi c’è una regola non scritta che vale più di tutte le altre: non sopravvalutare le tue capacità. La montagna non è una competizione. Non c’è nessun premio per chi arriva prima o per chi sceglie il sentiero più difficile.
Se stai muovendo i primi passi nel mondo del trekking, valuta di camminare con una guida esperta. Non è un segno di debolezza ma un investimento sulla tua sicurezza e sulla qualità dell’esperienza. Una guida ambientale escursionistica conosce il territorio, sa leggere i segnali della montagna e ti insegna a muoverti con consapevolezza. Col tempo sarai tu a guidare i tuoi passi, ma intanto hai qualcuno accanto che ti trasmette le competenze giuste.

Come progredire nella difficoltà: da principiante a escursionista esperto
Nessuno nasce escursionista esperto. È un percorso fatto di chilometri, di esperienza accumulata e di fiducia costruita passo dopo passo.
Il consiglio più sensato è seguire una progressione naturale: inizia con i sentieri T, prenditi il tempo per abituare il corpo al dislivello e ai terreni irregolari, poi passa ai sentieri E quando ti senti a tuo agio. Da lì, con decine di escursioni nelle gambe e una buona confidenza con la lettura del terreno, potrai affacciarti ai sentieri EE.
Non c’è una tempistica fissa. C’è chi fa il salto in una stagione, chi impiega anni. L’importante è che ogni passaggio avvenga con consapevolezza e non per orgoglio.
Un buon modo per accelerare la crescita è partecipare a trekking organizzati con guide professioniste. In un gruppo guidato puoi affrontare itinerari che da solo non oseresti, ma con la rete di sicurezza di qualcuno che conosce il percorso, gestisce il ritmo e ti insegna a leggere la montagna. È esattamente il senso dei viaggi a piedi in piccolo gruppo: non si tratta di farti sentire incapace, ma di accompagnarti nella crescita.
Perché alla fine, il cammino non è una gara. Non c’è fretta di arrivare. Se c’è qualcosa da vivere lungo il percorso, ci si ferma e si riparte quando è il momento giusto.
La scala di difficoltà per mountain bike e cicloescursionismo
Per completezza, vale la pena menzionare che il CAI ha definito anche una scala di difficoltà specifica per il cicloescursionismo in mountain bike, separata da quella a piedi.
Le sigle sono diverse e si concentrano sulla capacità tecnica di guida e sulla tipologia del fondo:
- TC (Turistico): strade sterrate compatte e scorrevoli, tipo carrozzabile. Richiede solo un uso corretto del mezzo e capacità ciclistica di base.
- MC (Media Capacità): sterrate poco sconnesse o sentieri con fondo scorrevole. Servono precisione di guida nei passaggi obbligati e un minimo di equilibrio.
- BC (Buone Capacità): sterrate molto sconnesse, mulattiere con ostacoli naturali come gradini di roccia o radici. Richiede buona conduzione, equilibrio e capacità di superare ostacoli.
- OC (Ottime Capacità): sentieri con fondo molto irregolare e ostacoli compositi in rapida successione. Serve grande precisione, ottimo equilibrio e capacità di conduzione a bassa velocità.
Esiste anche il grado EC (Estremo), che esula dal cicloescursionismo propriamente detto e richiede tecniche di tipo trialistico.
La cosa importante da sapere è che la difficoltà dei percorsi MTB viene valutata in condizioni asciutte e diurne. Con la pioggia, tutto diventa sensibilmente più impegnativo.

Classificazione sentieri trekking: tutto quello che ti serve, in tasca
Arrivato a questo punto hai tutti gli strumenti per orientarti nel mondo della classificazione dei sentieri trekking.
Ricapitoliamo i punti chiave:
- Le sigle CAI (T, E, EE, EEA, EAI) ti dicono il grado di difficoltà di un itinerario, basato su dislivello, distanza e segnaletica
- La tipologia del sentiero (escursionistico, alpinistico, attrezzato, storico, tematico) ti racconta cosa aspettarti dal percorso
- La segnaletica bianco-rossa è il tuo filo d’Arianna lungo il cammino: tabelle, segnavia, ometti e frecce ti guidano anche dove il sentiero è meno evidente
- La scelta del percorso deve sempre partire da una valutazione onesta della tua preparazione, con l’equipaggiamento giusto e il rispetto delle regole di sicurezza in montagna
Non ci resta che passare alla parte più bella: mettersi in cammino.
Se stai cercando il tuo primo trekking organizzato o se vuoi tornare a camminare con la sicurezza di avere una guida esperta al tuo fianco e un piccolo gruppo con cui condividere l’esperienza, dai un’occhiata ai viaggi a piedi di Duma c’anduma. Ogni itinerario riporta il livello di difficoltà secondo la nostra scala di difficoltà, pensata proprio per aiutarti a scegliere il viaggio più adatto a te.
E tu, a quale livello sei arrivato? Qual è il prossimo sentiero che vuoi affrontare?a scelta per soddisfare ogni desiderio di esplorazione e di avventura.

