Che l’Italia sia sempre più un Paese di Cammini, lo dimostra l’annuale dossier di Terre di Mezzo Editore che raccoglie i dati di associazioni ed enti che rilasciano le Credenziali e i Testimonium (ovvero i documenti di partenza e di arrivo dei Cammini). I numeri parlano chiaro: nel 2025 il fenomeno dei cammini ha continuato a crescere, con migliaia di camminatori e camminatrici che ogni anno scelgono di mettersi in marcia lungo i sentieri della penisola.
A sostegno di questi numeri si vanno poi ad aggiungere tutti quei nuovi cammini italiani che, ogni anno, contribuiscono ad accrescere la già lunga lista dei viaggi a piedi in Italia.
Non solo Cammino di Santiago, quindi, perché stiamo finalmente imparando ad apprezzare quanto di bello c’è vicino a casa. O almeno così sembra!
Sebbene il periodo peggiore per fare un’esperienza di cammino sia proprio l’estate (salvo qualche itinerario che si snoda a quote più elevate), dai dati emerge che il mese più gettonato per partire sia proprio agosto.
Quindi se anche tu, come tanti, hai già iniziato a pensare alle ferie estive e a come preparare lo zaino per partire per un trekking in Italia o per un cammino, ti sarai sicuramente imbattuto in una delle tante classifiche dei cammini più belli d’Italia.
Noi però, non essendo grandi amanti delle classifiche, preferiamo fare un semplice elenco che non ha la pretesa di mettere in ordine secondo un indice di gradimento o di preferenza, quanto piuttosto il semplice scopo di dare un consiglio a chi ha deciso di mettersi in cammino.
10 cammini da fare in Italia
- Il Cammino di San Benedetto (Umbria e Lazio)
- La Via Francigena Toscana (Toscana)
- Il Cammino di Oropa (Piemonte)
- Il Cammino dell’intrepido Larth (Umbria e Lazio)
- La Via Peuceta da Bari a Matera (Puglia)
- Il Cammino dei Briganti (Abruzzo)
- La Via del Tratturo (Abruzzo – Molise)
- Il Cammino di San Nilo (Campania)
- Il Cammino Minerario di Santa Barbara (Sardegna)
- La Via degli Dei (Emilia – Toscana)
Il Cammino di San Benedetto: a piedi da Norcia a Montecassino
Il Cammino di San Benedetto è un itinerario di mezza montagna, per buona parte immerso in splendidi boschi, che si snoda tra sentieri, tratturi, carrarecce e strade secondarie poco trafficate. Non un percorso storico quanto piuttosto un cammino tematico attraverso il quale conoscere i luoghi, la storia e lo spirito benedettino.
Un Cammino di 300 km attraverso il cuore dell’Italia, che muovendo dall’Umbria percorre tutto il Lazio e giunge vicino al confine con la Campania. Un itinerario di 16 tappe sulle tracce di San Benedetto da Norcia, il santo che nel VI secolo fondò il monachesimo occidentale e scrisse quella Regola, ora et labora, che ha plasmato la cultura europea per quindici secoli.
Si parte da Norcia, città natale del santo, ancora segnata dal terremoto del 2016 ma viva e resiliente. Tappa dopo tappa si attraversano la Valnerina, con le sue gole profonde e i borghi arroccati, la Valle Santa reatina dove Francesco d’Assisi scrisse il Cantico delle Creature, e poi Subiaco, con il Sacro Speco incastonato nella roccia dove il giovane Benedetto visse tre anni da eremita.
Il cammino si chiude davanti all’imponente Abbazia di Montecassino, fondata da Benedetto nel 529 d.C. e ricostruita dopo la distruzione della Seconda Guerra Mondiale. Un percorso che è insieme viaggio nella natura e nella storia, dove ogni monastero, ogni eremo, ogni abbazia racconta un capitolo della civiltà occidentale.

La Via Francigena Toscana
La Via Francigena Toscana è considerata uno dei tratti più belli della via di pellegrinaggio più conosciuta d’Italia. L’itinerario si snoda dal Passo della Cisa a Radicofani per una lunghezza di 380 chilometri ed è suddiviso in 15 tappe.
La storia di questo cammino è antichissima. Nel 990 d.C. il vescovo Sigerico di Canterbury percorse questa stessa strada di ritorno da Roma, annotando le 79 tappe del suo viaggio in un documento che oggi rappresenta la fonte storica più importante per ricostruire il percorso originale della Via Francigena.
Sulle orme dei pellegrini medievali è quindi possibile, a seconda della propria disponibilità di tempo, affrontare il cammino suddividendolo in più sezioni. Se hai solo cinque giorni a tua disposizione, per esempio, puoi valutare di percorrere la Via Francigena da Lucca a Siena. Sicuramente uno dei tratti imperdibili.
Da Lucca, città dalle cento chiese racchiusa nelle sue mura rinascimentali, si attraversano le colline di Altopascio (dove nel Medioevo operava un ordine ospitaliero dedicato all’accoglienza dei pellegrini), si sale verso le torri di San Gimignano e i vigneti del Chianti, si tocca San Miniato con il suo tartufo bianco, per arrivare infine a Monteriggioni, il borgo fortificato che Dante descrisse nel XXXI canto dell’Inferno, e poi a Siena, con la sua Piazza del Campo che toglie il fiato.
Un cammino che attraversa non solo un paesaggio tra i più belli del mondo, ma anche un millennio di storia.

Il Cammino di Oropa: da Santhià al Santuario di Oropa
Il Cammino di Oropa è un itinerario che consente di scoprire le bellezze di quel territorio che dalla pianura agricola conduce verso la Serra Morenica e fino alle Alpi Biellesi.
Un viaggio di circa 65 km che parte da Santhià, lungo la Via Francigena, e arriva al Santuario di Oropa in 3 tappe. Nato nel 2012 per iniziativa dell’Associazione Movimento Lento, è un cammino giovane ma già molto amato, pensato anche come “allenamento” per chi sogna un giorno di affrontare grandi percorsi come il Cammino di Santiago o la Francigena stessa.
Il percorso è un crescendo di bellezza. Si parte dalla pianura vercellese, tra risaie e campi coltivati, e si sale gradualmente lungo la Serra Morenica di Ivrea, l più grande anfiteatro morenico d’Europa, modellato dai ghiacciai migliaia di anni fa. Si passa per il Castello di Roppolo, con il suo belvedere che abbraccia il Lago di Viverone, si attraversa il Monastero di Bose (fondato dal teologo Enzo Bianchi), si toccano borghi come Magnano con il suo ricetto medievale e il Santuario di Graglia, che gode di una vista spettacolare sulle vallate.
L’ultima tappa è la più impegnativa: si sale tra boschi di castagni e pascoli fino a raggiungere il Santuario di Oropa, il più grande santuario mariano delle Alpi, incastonato in una conca naturale a 1.180 metri di quota, ai piedi del Monte Mucrone. Le sue origini risalgono al IV secolo, quando secondo la leggenda Sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli, portò qui da Gerusalemme la statua della Madonna Nera che ancora oggi è custodita nella Basilica Antica.
Un cammino breve ma intenso, perfetto per un weekend lungo e un’occasione unica per scoprire un angolo di Piemonte che spesso resta nell’ombra delle mete più blasonate.

Il Cammino dell’intrepido Larth: tra Orvieto, Bolsena e Civita di Bagnoregio
Ci sono cammini che attraversano la geografia. E poi ci sono cammini che attraversano il tempo.
Il Cammino dell’intrepido Larth è un anello di circa 60 chilometri che collega tre perle assolute dell’Italia centrale: Orvieto, Bolsena e Civita di Bagnoregio, seguendo le tracce di un guerriero etrusco vissuto venticinque secoli fa.
Un percorso a cavallo tra Umbria e Lazio, nel cuore della Tuscia, dove il tufo giallo delle rupi, il blu del lago più grande d’Europa di origine vulcanica e il bianco dei calanchi compongono un paesaggio che non assomiglia a nessun altro.
Larth Cupures, detto “l’intrepido”, era un guerriero etrusco del V secolo a.C. che lasciò Veio per arruolarsi nelle milizie di Velzna (l’odierna Orvieto) e lì divenne una figura così importante da meritare una tomba nella necropoli del Crocifisso del Tufo. Il cammino inizia e finisce proprio ai piedi del Duomo di Orvieto, con la credenziale in mano e lo sguardo su una delle facciate gotiche più belle d’Italia.
Tre giorni di cammino, tre paesaggi diversi. Il primo giorno si cammina lungo il percorso della solenne processione che nel 1263 accompagnò il Corporale del Miracolo Eucaristico da Bolsena a Orvieto. Il secondo giorno si raggiunge Civita di Bagnoregio, la “città che muore”, sospesa nel nulla sopra i calanchi di argilla. Il terzo giorno è il ritorno a Orvieto attraverso i calanchi, con l’emozione di vedere la sagoma di tufo che si ingrandisce passo dopo passo.
Si cammina a quote basse (tra i 200 e i 600 metri), su sentieri CAI, tratti della Via Francigena e della Via Romea Germanica, strade bianche e sterrati. Non servono gambe da alpinista: serve la voglia di camminare per tre giorni di fila attraverso un pezzo d’Italia che ha duemila e cinquecento anni di storia sotto i piedi.

Il Cammino Materano: la Via Peuceta da Bari a Matera
La Via Peuceta da Bari a Matera è una delle sei vie del Cammino Materano, e forse la più affascinante: 170 km in 7 tappe che collegano la Basilica di San Nicola di Bari ai Sassi di Matera, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Il nome racconta già una storia. I Peucezi erano un antico popolo italico che abitava queste terre tra il VI e il III secolo a.C., e sulla collina di Botromagno, vicino a Gravina, sorgeva Sidion, una delle loro città più importanti, di cui restano ancora testimonianze archeologiche.
Si parte dalla Basilica di San Nicola, eretta tra il 1087 e il 1197 per custodire le reliquie del santo di Myra, e ci si immerge subito nel dedalo di vicoli della Bari vecchia, quel “formicaio ebbro di vitalità”, come lo definì Italo Calvino.
Poi il paesaggio cambia radicalmente. Si esce dalla città e si entra nella lussureggiante foresta di ulivi della piana costiera, tra mandorleti, muretti a secco, trulli e masserie che sembrano scolpiti nel tempo. Si sale verso l’altopiano murgiano, una delle aree steppiche più importanti d’Italia, dove il grano, i lupini e la cicerchia si estendono a perdita d’occhio.
Le tappe toccano borghi medievali che sono piccoli gioielli: Bitetto con la sua cattedrale romanica, Cassano delle Murge con il Bosco di Mesola, Santeramo in Colle, e poi Altamura, dove il profumo del famoso pane cotto nei forni di pietra ti accompagna per le stradine del centro storico, tra claustri e piazzette nascoste.
Da Altamura si raggiunge Gravina in Puglia, con la sua cattedrale costruita dai Normanni a strapiombo sulla gravina e il ponte acquedotto settecentesco in pietra che collega le due sponde del burrone. L’ultima tappa scende verso la piana tufacea dove sorge Matera: i dirupi, le grotte, l’habitat rupestre si svelano lentamente finché, quasi all’improvviso, ci si trova al cospetto dei Sassi più famosi del mondo.
Un cammino tra Puglia e Basilicata che è insieme viaggio nella storia, nella gastronomia e in un paesaggio che ha pochi eguali in Europa.

Il Cammino dei Briganti in Abruzzo
Il Cammino dei Briganti è un cammino a quote medie (tra gli 800 e i 1300 m di quota) sulle orme dei briganti della Banda di Cartore tra la Val de Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino, con partenza e arrivo da Sante Marie (AQ).
Un percorso ad anello di circa 100 km in 7 tappe, che si snoda lungo sentieri, mulattiere e carrarecce attraverso boschi di faggio e querce, altopiani carsici e borghi che sembrano fermi nel tempo.
La Marsica e il Cicolano sono terre di boschi, montagne e storie potenti. In particolare, il territorio attraversato da questo cammino è un territorio di confine: oggi tra Abruzzo e Lazio, ieri tra Stato Pontificio e Regno Borbonico.
Qui, dopo l’Unità d’Italia del 1861, scoppiò una vera e propria guerriglia. I briganti non erano malviventi: erano più simili ai partigiani. Lottavano contro l’invasione dei Sabaudi, che avevano costretto il popolo a entrare nell’esercito e imposto tasse insostenibili. Erano spiriti liberi che non volevano assoggettarsi ai nuovi padroni e per questo erano entrati in clandestinità, nascondendosi tra queste montagne e queste grotte che ancora oggi portano i loro nomi.
La Banda di Cartore, guidata dal leggendario Berardino Viola, fu una delle più attive della zona. Camminare sui loro passi significa attraversare un pezzo di storia italiana spesso dimenticato, in un paesaggio selvaggio e silenzioso dove la natura ha ripreso il sopravvento sulle tracce dell’uomo.

La Via del Tratturo: un viaggio a piedi da Pescasseroli a Campobasso
La Via del Tratturo da Pescasseroli a Campobasso tra Abruzzo e Molise è un viaggio nelle tradizioni, nella cultura e nella religiosità delle genti molisane che da sempre hanno legato la loro vita alla pastorizia transumante.
Centododici chilometri alla scoperta dei tratturi, le grandi strade d’erba che collegavano l’Appennino abruzzese e il Tavoliere delle Puglie e venivano percorse dai pastori e dalle loro greggi.
Ma cosa sono esattamente i tratturi? Sono vere e proprie autostrade verdi, larghe fino a 111 metri, tracciate nel corso dei millenni dal passaggio delle mandrie durante la transumanza, quella migrazione stagionale degli animali tra i pascoli montani estivi e le pianure invernali che nel 2019 è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Si parte da Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, tra faggete secolari e la possibilità di avvistare cervi, lupi e orsi marsicani. Si cammina poi verso sud, attraversando un Molise autentico e poco conosciuto: borghi rurali, chiese campestri, pascoli sterminati e quel silenzio che solo le terre meno battute sanno offrire.
Il tracciato segue in parte il Tratturo Celano-Foggia, uno dei cinque grandi tratturi regi che per secoli hanno rappresentato le arterie principali della transumanza nel Mezzogiorno d’Italia. Vie così importanti da essere protette da leggi speciali fin dal tempo dei Normanni e poi sotto Federico II di Svevia e il regno borbonico.
L’arrivo a Campobasso, con il suo Castello Monforte che domina la città dall’alto, chiude un cammino che è soprattutto un viaggio nel tempo. Un percorso che racconta la storia di un popolo che per secoli ha vissuto camminando, seguendo il ritmo delle stagioni e il passo lento delle greggi.
Il Cammino di San Nilo nel Cilento bizantino
C’è un tratto d’Italia che custodisce ancora il passo lento della storia, il respiro profondo dei boschi e il silenzio delle antiche vie monastiche.
C’è un tratto d’Italia che custodisce ancora il passo lento della storia, il respiro profondo dei boschi e il silenzio delle antiche vie monastiche.
Il Cammino di San Nilo nel cuore del Cilento italogreco è un itinerario di circa 110 km, suddiviso in 7 tappe. Parte dal comune di Sapri e si snoda nel Basso Cilento fino ad arrivare a San Nazario, attraversando 14 borghi immersi nella natura del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Ma chi era San Nilo? Il giovane Nicola, nato a Rossano Calabro nel 910 d.C., fuggì dalla Calabria devastata dalle incursioni saracene e trovò rifugio proprio in queste terre del Cilento. A San Nazario vestì l’abito monastico e ricevette il nome di “Nilo“, iniziando un percorso spirituale che lo avrebbe portato a fondare il celebre Monastero di Grottaferrata vicino a Roma, ancora oggi attivo e l’ultimo monastero italo-bizantino d’Occidente.
Il percorso si snoda tra i boschi di faggio della montagna e i lecci e gli ulivi della macchia mediterranea, in mezzo ai quali emergono gli abitati medievali. Lontano dalle rotte turistiche, questo tratto del Cilento regala paesaggi di grande varietà: dalle cascate dei Capelli di Venere (un’oasi naturale incorniciata da felci e muschi) alle forre del Bussento con le sue grotte sotterranee protette dal WWF, passando per l’Eremo di San Michele scavato nella roccia del Monte Pittari, dove affreschi sbiaditi e altari in pietra testimoniano secoli di fede silenziosa.
I borghi lungo il cammino sono piccoli mondi sospesi: Casaletto Spartano, Morigerati (con il suo Museo Etnografico), Caselle in Pittari, Rofrano e Montano Antilia: il paese più alto del cammino, antico feudo normanno affacciato su vallate profonde.
Ma il Cammino di San Nilo non è solo natura e storia: è anche un pellegrinaggio laico che invita all’ascolto, alla lentezza, alla riscoperta di un’idea diversa di viaggio. Seguendo il simbolo del piccolo monaco che guida ogni tappa, “Follow the monk“, ci si mette in ascolto di se stessi, della storia che ci precede, del cammino come gesto quotidiano di cura, fatica e meraviglia.
Un frammento di Sud che ci ricorda che, a volte, basta mettersi in cammino per tornare a casa.

Il Cammino Minerario di Santa Barbara in Sardegna
C’è una Sardegna meno raccontata, dove la bellezza non si offre in cartolina ma si lascia scoprire passo dopo passo, come una storia antica sussurrata dalle pietre.
Il Cammino Minerario di Santa Barbara è un itinerario circolare di circa 500 km che attraversa il sud-ovest dell’isola, tra miniere abbandonate, villaggi sospesi nel tempo, macchia mediterranea e coste scolpite dal vento. Noi ne percorriamo circa 83 km, da Iglesias a Piscinas, in 8 giorni di viaggio.
La storia mineraria di questa regione è lunga millenni. Già i Fenici e i Cartaginesi conoscevano i giacimenti di piombo, zinco e argento della zona di Monte Poni, sopra Iglesias. L’attività estrattiva proseguì con i Romani e conobbe il suo apice tra Otto e Novecento, quando il Sulcis-Iglesiente divenne uno dei distretti minerari più importanti del Mediterraneo, attirando migliaia di lavoratori e dando vita a comunità intere costruite intorno alle miniere.
Si parte proprio da Iglesias, città medievale dal centro storico ricco di chiese e viuzze in pietra, e si cammina verso il mare. Le tappe sono un continuo alternarsi di meraviglie: le scogliere a picco di Nebida con il leggendario faraglione del Pan di Zucchero, lo spettacolare ingresso di Porto Flavia (un’opera di ingegneria mineraria unica al mondo, scavata nella falesia nel 1924 per caricare direttamente i minerali sulle navi), la caletta intima di Cala Domestica con la sua torre spagnola, il borgo minerario di Buggerru (nato come villaggio operaio e oggi affacciato sulle onde) e la Galleria Henry, un tunnel sotterraneo che racconta la vita dei minatori e il simbolo della lotta operaia sarda.
L’ultima tappa è pura poesia: si cammina tra le dune maestose di Piscinas, uno dei sistemi dunali più grandi d’Europa, dove il deserto incontra il mare e le rotaie arrugginite dell’antica ferrovia mineraria di Ingurtosu si perdono nella sabbia dorata.
Questo non è solo un cammino a piedi, ma un percorso nella memoria collettiva di un popolo che ha scavato nella roccia e nell’anima per cercare futuro. Un cammino che chiede ascolto e restituisce profondità.

La Via degli Dei: a piedi da Bologna a Firenze
La Via degli Dei da Bologna a Firenze è un itinerario che nasce dallo spirito di un gruppo di camminatori bolognesi del CAI (i Dû pâs e ‘na gran magnè, Due passi e una gran mangiata in dialetto) che negli anni ’80 volevano raggiungere Firenze per… mangiarsi un’ottima fiorentina con lo spirito goliardico di chi cammina per godersi il viaggio e le piccole cose della vita.
Ma il tracciato che quei camminatori riscoprirono non aveva niente di improvvisato. Il nome “Via degli Dei” deriva dai monti che si attraversano: Monte Adone, Monte Venere, Monte Luario (dedicato alla dea Luna), toponimi che rimandano alle divinità romane e raccontano di un percorso antico quanto la civiltà stessa.
Già gli Etruschi percorsero questa rotta per collegare Felsina (Bologna) a Fiesole. I Romani la trasformarono nella Flaminia Militare, una strada lastricata costruita nel 187 a.C. dal console Gaio Flaminio per garantire il passaggio dell’Appennino alle legioni. Tratti di questo lastricato romano sono ancora visibili lungo il cammino, perfettamente conservati dopo più di duemila anni, e camminarci sopra è una di quelle esperienze che ti fanno sentire il peso e la bellezza della storia sotto i piedi.
Il percorso è lungo circa 130 km, suddiviso in 5 o 6 tappe, e attraversa l’Appennino tosco-emiliano tra boschi di castagni e querce, pascoli, crinali panoramici e piccoli borghi che senza il cammino sarebbero probabilmente condannati all’abbandono.
Si passa per Sasso Marconi (dove Guglielmo Marconi fece i suoi primi esperimenti di telegrafia), si attraversa la Linea Gotica, il fronte dove per mesi durante la Seconda Guerra Mondiale si fronteggiarono le truppe alleate e tedesche, e si scende infine verso Fiesole, con la sua area archeologica etrusco-romana e la vista su Firenze che si apre all’improvviso, come una ricompensa dopo giorni di fatica.
La Via degli Dei è oggi uno dei cammini più popolari d’Italia, e per una buona ragione: è un percorso che ha tutto: storia, natura, buon cibo e quel senso di avventura quotidiana che solo il cammino sa regalare.
Quale cammino scegliere?
Forse anche tu ti stai chiedendo da dove cominciare.
La verità è che non esiste il cammino perfetto: esiste quello giusto per te, in questo momento. Se è la tua prima esperienza, un cammino breve come il Cammino dell’intrepido Larth (3 giorni di cammino) o il Cammino di Oropa può essere il modo ideale per iniziare. Se invece cerchi un’immersione più profonda, il Cammino di San Nilo o il Cammino Minerario di Santa Barbara sapranno regalarti un’esperienza che resta addosso.
A questo punto hai a disposizione una buona mappa da cui partire. Non ci resta che augurarti buon cammino e ricordarti che, se hai voglia di camminare in compagnia, con una guida che cammina con te e non davanti a te, dai un’occhiata ai nostri viaggi a piedi organizzati.
Quale di questi cammini ti ispira di più?

